Lola sogna


Tutti i giorni la stessa storia.
Faccio sempre lo stesso incubo tutti i santi giorni, da anni.
Inizia con me che mi alzo al mattino sempre alla stessa ora, svegliata da un trillo isterico nelle orecchie che mi fa irritare come se fosse sempre la prima volta.
Ancora confusa vado in bagno, faccio una doccia e mi vesto. Per fortuna posso cambiare abbigliamento ogni giorno, altrimenti sai che noia, mi trucco e faccio colazione. In passato mangiavo pane, burro e marmellata fin quando ero sazia e bevevo molto latte poi, dato che nell’ incubo ero un po’ aumentata di volume, ho ripiegato su un tè e tre biscotti integrali.
La parte peggiore dell’ incubo è il viaggio in macchina, identico tutti i giorni, alienante, sembro una Barbie dopata dentro ad una macchinina telecomandata che viaggia su una pista elettrica senza possibilità di svolta. Il traffico che mi fagocita non lo voglio considerare, per questo collego il mio Ipod allo stereo dell’auto e ascolto la mia musica preferita. Canto pure, e ci sono degli umani che mi guardano perplessi attraverso il finestrino delle loro macchinine telecomandate. Ecco, c’è di bello che in questo incubo ascolto tanta buona musica. Infatti ci sono un sacco di bravi musicisti, io ho una predilezione per l’elettronica e il rock, ci sono in particolare cinque ragazzi che hanno un bel sound e il cantante ha una bella voce e salta in continuazione.
Arrivata a destinazione entro sempre nello stesso palazzo, faccio le stesse scale a piedi sempre per il fatto che sono un po’ ingrassata (si dice così quando aumenti di volume in questa dimensione) ed entro in una stanza dove ci sono le stesse persone che parlano sempre delle stesse cose.
In questa stanza con queste persone ci devo stare almeno otto ore perché se ne faccio di meno guadagno troppo poco e mi sembra di capire – se capisco bene, perché i sogni a volte sono incomprensibili – che con meno soldi non posso più vivere nella mia casa e mi tocca tornare dai miei. I miei abitano in un posto che non mi piace per cui lavoro almeno otto ore al giorno. Dicono che se lavori per tanti anni – unità di tempo che dura trecentosessantacinque giorni – mi sembra quaranta anni quindi tantissimi giorni, poi ti danno uno stipendio detto pensione per stare a casa, però la gente che sta con me otto ore nella stessa stanza è arrabbiata perché dice che adesso devi lavorare più anni e lo stipendio detto pensione forse non te lo danno neanche. Quindi dovresti tornare dai tuoi perché non puoi più pagare la casa, ma i tuoi quando tu smetti di lavorare non ci sono più perché interviene un fattore che si chiama morte, di cui magari parliamo dopo se mi rimane tempo. Il tempo è un concetto che se non ce l’hai non riesci a fare niente in questo mondo. Tutti dicono “Non ho tempo! Non ho tempo!” come una cosa brutta, per cui deduco che deve essere grave non averne o sprecarne.
Devo correggermi ora che ci penso, perché questo incubo così come lo sto raccontando è quello che faccio il lunedì, mercoledì e venerdì che sono le unità di tempo chiamate giorni che hanno la durata di ventiquattro ore. Le ore le spiego dopo, se ho tempo. In mezzo a queste tre unità ce ne sono altre due chiamate martedì e giovedì, poi alla fine del venerdì ne iniziano due un po’ diverse chiamate sabato e domenica. Quest’ultima pare sia dedicata al riposo e, per alcuni, alla fede. La fede è quando credi in qualcosa che non vedi e la pratichi andando in case grandissime con ornamenti ricchissimi dove c’è un signore con un abito lungo che parla e canta delle canzoni che a me, personalmente, non piacciono.
L’incubo prosegue con me che, dopo essere uscita dalla stanza dove vado tutti i giorni per otto ore, il Lu-Mer-Ven (abbrevio perché non ho tempo) prendo la macchinina telecomandata e faccio un’altra pista verso un’altra stanza chiusa, ma più grande. Lì ci sono un sacco di persone che si agitano e si muovono per diminuire di volume a tempo di musica e dicono sempre le stesse cose, e io mi comporto come loro. Sudiamo cioè emettiamo dei liquidi che fuoriescono dalla pelle e siamo contenti di questo fatto perché abbiamo degli strani sorrisi in faccia quando ci guardiamo allo specchio e abbiamo sudato molto. Altri invece quando si guardano hanno uno sguardo deluso e di solito sono quelli che aumentano spesso di volume.
Dopo che esco da questa stanza vado a casa dove trovo un uomo che nel mio incubo è sempre lo stesso da tanti anni e col quale mangio, parlo, guardo la televisione e faccio sesso, che è una specie di sport che si fa in due, anche se so che c’è chi fa cose di gruppo, gente che gioca da sola e gente che non gioca affatto. Ci sono molte varianti e bisogna essere molto in sintonia col compagno di squadra perché sennò poi è come guardare un film che sai già come va a finire e ti annoi. Se si fa bene, invece, si può andare avanti per tanti anni ed è un buon risultato considerando che un anno è fatto di trecentosessantacinque giorni, mica uno.
Della televisione dico solo che è un contenitore di persone finte perché non ho tempo.
I giorni in cui non vado nella stanza dove la gente suda mi infilo in grandi stanze colorate piene di oggetti e generi alimentari che in questa dimensione si chiamano supermercati. Non mercati normali, ma super. Lì ci sono persone che guidano carrelli pieni di cibo e che, dalla faccia che hanno, secondo me non hanno tempo.
Poi con la macchinina prendo la pista che dal mercato super porta a casa, dove trovo un uomo che è sempre lo stesso da tanti anni e col quale mangio, parlo, guardo la televisione e faccio sesso.
Per fortuna, però, a una certa ora della sera di qualunque giorno della settimana – unità di tempo composta di sette giorni consecutivi – questo incubo finisce. Mi basta addormentarmi per tornare nel mio mondo…  Ah, dimenticavo, non mi sono presentata.  Piacere, mi chiamo Lola e vivo nel mondo dei sogni dove il tempo – per fortuna – non esiste.

Annunci

6 commenti

  1. Genio! Ma che ridere!
    Al momento sto realizzando che in effetti il tempo in cui dedicarsi alle cose importanti è sempre troppo poco… ma per fortuna riesco a ritagliarmene almeno un po’.
    Mi piace questo tuo modo di esporre una critica in tono ironico, aspetto altre novità! 😀

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...