Questione di equilibrio


E’ il suo segreto, questa forma di terapia.

Alle cinque, quando ha finito, non vede l’ora di tornare a casa, di togliersi le scarpe e di mettersi in poltrona.

Di solito ha un giornale e una bibita già pronti sul tavolino perché a Paola piace coccolarlo.

Lui beve, legge, si riposa, poi va a fumare una sigaretta sul balcone e aspetta.

Verso le sei e mezzo spunta il gatto sul terrazzo di fronte.

E’ un persiano bianco, di quelli di razza.

Si guarda intorno, poi con un salto raggiunge il cornicione più in basso e fa quella cosa.

Lo guarda negli occhi per cinque secondi poi – allungato come la Sfinge di Giza perpendicolare al cornicione ed in perfetto equilibrio – per altri cinque secondi guarda verso il basso, immobile. Poi di nuovo lo fissa per cinque secondi e per altri cinque osserva la strada sottostante, ancora, e ancora, e ancora, fino a quando Paola rientra a casa intorno alle sette.

Non si è accorto subito dello schema applicato da questo strambo felino, c’è sicuramente voluto del tempo per capire ma qualche sera prima, per curiosità, ha provato a cronometrare quel delizioso vicino di casa, ed è rimasto stupito da ciò che ha scoperto: non sono gesti casuali, istintivi, non è un gatto con manie ossessivo compulsive – ammesso che ne esistano – è un preciso rituale che, come tale, deve senz’altro avere un senso. E una sua missione.

Quale sia, non gli è dato sapere al momento.

“Chissà cosa penserebbe Paola se lo sapesse”, si chiede Marco tra sé e sé.

Paola non ha mai fatto mistero del suo scarso interesse per i gatti, anzi, del suo rifiuto fisico per quei piccoli quattro zampe che giudica infidi, freddi e traditori. Come dimenticare l’accesa discussione di pochi mesi prima proprio a causa di un gattino che Barbara, la figlia nata dal primo matrimonio di Paola, aveva portato a casa in una sera di pioggia. Marco avrebbe voluto tenerlo perché al contrario di Paola adora i gatti, soprattutto i cuccioli, e la bambina era al settimo cielo per quel batuffolo di peli color arancio, ma non c’era stato niente da fare e il gattino era stato immediatamente trasferito nella casa dei nonni in campagna.

Si dice che il mondo si divida in due categorie di persone: gli amanti dei gatti e quelli dei cani.

Marco non era d’accordo, c’era secondo lui una terza categoria, quella cui Paola apparteneva: quelli che amano solo gli esseri umani, quelli non inteneriti dallo sguardo di un cucciolo, quelli che non sentono niente per gli animali a parte un pizzico di solidarietà, pochissima, per essere tutti comunque sotto questo cielo, quelli che “per favore non paragoniamo i cuccioli ai bambini”, quelli che riescono a buttare le aragoste vive nell’acqua bollente e a scegliere il pesce nell’acquario del ristorante.

Paola era così, lei aveva ben chiaro chi dovesse amare e chi no, e quando dovesse smettere di amare.

Nel suo essere così schematica anche quando si trattava di sentimenti,  c’era qualcosa di sottilmente attraente, Marco infatti era sempre stato affascinato ma allo stesso tempo spaventato da questo suo lato così forte ma paurosamente razionale. I motivi erano due: in parte, anche se faticava ad ammetterlo, perché associava questa freddezza ad una innata forza d’animo, e poi perché temeva di essere lui un giorno la vittima di una sua decisione irremovibile, come il gattino portato a casa da Barbara, o come il suo ex marito, cui aveva chiesto il divorzio poche settimane dopo aver incontrato Marco ed essersene innamorata.

Il gatto è ancora lì, nella sua posa fiera, troppo bello perché Marco scosti lo sguardo ma per la prima volta spontaneamente comincia a fare ciò che non ha mai fatto: anziché guardare il gatto, lo imita, e dopo essersi guardati negli occhi per cinque secondi, abbassa la testa e punta lo sguardo sulla strada sottostante.

E si apre un mondo davanti a lui, o forse un baratro sotto di lui perché in cinque secondi, talvolta, ti passa la vita davanti.

Paola scende da una macchina guidata da uno sconosciuto.

Paola chiude la portiera, fa il giro intorno alla macchina e abbraccia dal finestrino lo sconosciuto.

Paola bacia lo sconosciuto come se niente fosse. Con passione.

Marco alza lo sguardo per incrociare quello del suo fedele e crudele amico e mentre il suo mondo crolla, con un elegante balzo il gatto torna da dove era arrivato. Silenzioso ed elastico.

In un istante, sente il rumore delle chiavi che aprono la porta di ingresso, Paola sta rientrando a casa.

Lo chiama, ma Marco non risponde, allora lo raggiunge sul balcone e lo abbraccia cingendogli le spalle.

Quando si erano conosciuti aveva pensato che fossero troppo diversi per avere un futuro insieme, ma lei affermava che quello era il loro segreto, che il fatto di essere agli antipodi per molte cose aveva creato una sorta di perfetto equilibrio.

“In un certo senso è vero,” sta pensando Marco mentre mentalmente visualizza i rapidi flashback della loro vita insieme: le vacanze al mare per far felice lei, le passeggiate in montagna cui lei non si tira indietro per fare contento lui, quella bella sensazione di piacere nel fare qualcosa al di fuori dal propri interessi per gratificare chi si ama. Le cene a base di sushi tanto adorate da Paola e i banchetti con gli amici nelle trattorie fuori porta preferite da lui, anche il fatto di essere fisicamente così diversi: lei bionda, eterea e dai tratti nordici, lui così tipicamente mediterraneo nei colori degli occhi e della pelle.

Marco ancora avvolto in quel silenzioso, forse colpevole abbraccio, non può fare a meno di pensare “Ma chi ha ragione allora? Paola, con la sua teoria dell’equilibrio costruito sugli opposti oppure questo essere una coppia composta da un polo negativo e uno positivo, un ipotetico più uno che ama un meno uno porterà inevitabilmente ad un risultato uguale a zero?”

Oramai sa che lei lo lascerà, Paola sa smettere di amare in un solo giorno.

L’indomani torna a casa alla solita ora, nessun giornale né una bibita che lo aspettano sul tavolino accanto alla poltrona, ma un biglietto di lei.

Lo prende, si allenta la cravatta, si accende una sigaretta e va verso il balcone.

Del gatto, per la prima volta, nessuna traccia.

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3 commenti

  1. Ben costruito, il rituale del gatto accende l’interesse e le riflessioni del narratore lo giustificano.
    Mi è piaciuto un sacco questo passaggio: “Paola era così, lei aveva ben chiaro chi dovesse amare e chi no, e quando dovesse smettere di amare.”

    Refuso: non può a meno di pensare
    –> non può fare a meno

    🙂

    • Grazie Eli! Sono contenta che ti sia piaciuto, ho fatto la correzione, l’avrò letto mille volte e mi era sfuggita! Volevo rendere Paola fredda e traditrice come i gatti che tanto detesta, spero di esserci riuscita. 😉 PS che poi i magici gatti sanno amare, eccome…

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