Fiumi d’inchiostro e ali di farfalla


Apre la porta di casa e non fa nemmeno in tempo a mettere un piede nell’ingresso che, d’improvviso, uno schiaffo la prende in piena faccia.

Poi un altro, e un altro ancora.

I suoi libri, normalmente quieti e silenziosi, si sono ribellati e la stanno schiaffeggiando.

Volano di qua e di là per tutto il salotto e a turno, la colpiscono.

«Ehi,» dice lei «ma che vi prende, volete smetterla?»

«La smetteremo quando saremo soddisfatti,» le risponde un po’ arrogante “Orlando” gran figlio di Woolf «e soprattutto quando lo decideremo noi. »

«Credi forse di continuare a farci parlare solo a tua discrezione? » e via un altro schiaffo dal suo adorato Dorian Gray. «Le nostre parole sono oro e non resteranno più mute e riposte nella tua libreria per avere un’ora d’aria come i carcerati quando lo decidi tu!»

Posa la borsa sul divano, ingombro più che mai di pagine e pagine, e si volta verso la cucina che sembra un cielo pieno di farfalle tanti sono i libri che svolazzano qua e là.

Cerca di mettere ordine togliendo le loro ali spezzate dal pavimento, dalle sedie, dal tavolo continuando a essere colpita in testa, sulle braccia, ora da un insolitamente spavaldo Kafka – “Franz da te non me lo aspettavo!” pensa a voce alta – e ora da un isterico, un tantino sopra le righe, Shakespeare, che la schiaffeggia di gusto coi suoi sonetti.

«Oooooh! Ma la vogliamo smettere o no?» strilla dalla cucina dove continuano a piovere pagine.

«No!» le risponde dal salotto una voce di donna che riconosce subito. In qualunque forma, tra femmine ci si riconosce sempre.

«Virginia cara, la smetterete solo quando sarete soddisfatti, vero? E soddisfatti di cosa? Di aver ridotto la mia casa in una biblioteca dove sembra esplosa una bomba?»

«Smetteremo quando eliminerai quella!» e così dicendo il volumetto di “Una stanza tutta per sé” si schianta contro la sua TV sparpagliandosi poi, esanime, sul pavimento. Lo guarda con tristezza, era uno dei suoi preferiti all’università.

«Non c’era bisogno tutto questo caos, io…non la guardo quasi mai, lo sapete…» si difende poco convinta.

«La guardi, però, quando dovresti scrivere” ribatte con un tono da maestrina Virginia, che a questo punto pare si sia autoproclamata portavoce ufficiale di quella rivolta.

«Ma io…a volte ne ho bisogno…»  tenta di contrastarla, ma nemmeno lei crede a quello che dice.

«Bisogno? » le arriva alle spalle questa voce femminile metallica con un tono molto seccato.

«Tu non hai bisogno di me! Tu devi leggere e scrivere…devi SCRI-VE-RE!», e “bum!”si lancia giù dal mobile scoppiando e riempiendo di fumo la stanza.

Non respira quasi più, non ci vede più, deve coricarsi un pò sul letto…tutte quelle voci che ridono di lei nel salotto, in cucina, “Io non ce la faccio più,” pensa “qui sono tutti impazziti.”

***

Dopo un’ora si sveglia.

Si guarda intorno dove regna un silenzio quasi innaturale: il suo letto le sembra ancora più comodo del solito, le pareti così delicate nei loro toni pastello, le tende lievi come ali di farfalla. Si sente proprio bene.

“A proposito di farfalle…” dice stranita tra sé e sé, e con uno scatto si alza per vedere che ne è della sua casa dopo quella rivoluzione, che tutta questa calma piatta la preoccupa un po’.

Lentamente, allungando il collo più in là dei suoi piedi, spia il suo salotto: tutto in ordine, i libri al loro posto, la televisione intatta.

Si fa forza ed entra in cucina: il mobile moderno e così essenziale non sembra volerla tradire, anzi, sembra volerle dire “Va tutto bene, tutto è esattamente come appare”, e il vetro satinato del tavolo è come un lago limpido e calmo. Bene.

Si prepara un caffè e si siede sul divano, ha voglia di rilassarsi ancora un po’ dopo quello che deve essere stato solo un brutto sogno, ma quando fa per alzarsi ad accendere la TV, improvvisamente, ha una gran voglia di scrivere.

Ha una bella idea su una casa abitata da libri impazziti. O forse più sani di mente di lei.

Chissà perché, ma quando accende il computer e si mette al lavoro ha come l’impressione di sentire tanti piccoli applausi, battuti da mani lievi come le pagine di un libro.

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