Sinapsi e gnocchi


Arrivano quei giorni che ti senti inutile, ti arrivano addosso come un treno lanciato sulle tue sinapsi.

Sei piena di elettricità proprio dentro al cervello, le senti tutte le scariche dentro a quella malefica macchinetta che a volte distrugge i documenti e a volte – quando ti senti inutile – li sputa fuori come impazzita.

Sembra che ti si sia cortocircuitato, il cervello. E con lui muscoli, ossa e vene.

Così ti accovacci sulla tua poltrona preferita, gatto permettendo, e strimpelli sul computer cercando niente e trovando ancora meno.

Assenza di reazioni, hai perso la password per comprenderti. Il tuo sistema interno è andato in conflitto con se stesso, e tu vorresti muoverti ma non ci riesci, prigioniera di una gabbia che ti sei costruita da sola e le chiavi della serratura sono troppo lontane oggi, non riesci ad afferrarle per quanto ti sforzi. “Me le ricordavo più vicine”, e ti incazzi.

La noia e l’apatia non sono amiche tue, non ti sono mai piaciute ma quel giorno, quel giorno lì che hai pensato a cose che non volevi pensare e hai osservato il soffitto in attesa che cambiasse colore, quel giorno ti hanno intrappolato e ti senti soffocare.

“Che cosa posso fare?” ti chiedi, ma la domanda è sbagliata, perchè in quei pomeriggi acidi non ci sono risposte utili e allora, meglio non chiedere.

Così ti metti le scarpe e va già meglio, neanche fossero gli stivali di un supereroe, poi esci e vai a comprare, e fai due chiacchiere con il fruttivendolo arabo che ha più freddo di te, mentre il gelo sulla faccia ti ricorda che sei ancora calda dentro.

Torni a casa e va ancora meglio, che ti avvicini al primo e unico obiettivo di quella giornata polverosa, che hai voglia di cucinare.

Acqua calda, patate, sale, basilico fresco.

Metti le mani nell’impasto con un piacere tale che ti sembra di massaggiare la schiena di qualcuno che ami e c’è pure la tua amica che ti filma col cellulare mentre commenti, con quella smorfia furba, il momento creativo. Vuoi fare un tutorial per gente che ha pomeriggi acidi come te, vuoi fare la scema, vuoi far tutto, vuoi far niente, e cucinare per il piacere di nutrirti di qualcosa di buono.

In un attimo sei tutta sporca e ridi, parli, assaggi, bevi un bicchiere di vino rosso e benedici di essere uscita, di aver riso col venditore arabo, di avere le amiche che ti fanno i filmini mentre ti prendi gioco di te, e di saper fare gli gnocchi come la tua mamma.

E in quell’attimo, sei libera.

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14 commenti

  1. non ho parole, sei riuscita ancora una volta a stupirmi. Scritto benissimo e la sinapsi funziona immediatamente tra me e il tuo racconto. Complimenti, sei davvero molto brava.

  2. Bello, bello bello, soprattutto il rivolgimento finale. Però devo dire che oggi mi sento molto più in sintonia con questo passaggio: “prigioniera di una gabbia che ti sei costruita da sola e le chiavi della serratura sono troppo lontane oggi, non riesci ad afferrarle per quanto ti sforzi. “Me le ricordavo più vicine”, e ti incazzi.”
    -depressione-
    Sai quando punti la sveglia prima per scrivere un po’ prima di andare al lavoro poi ti alzi già stanca, fai colazione e ti metti a perdere tempo su internet perché non hai la forza di produrre niente. Che merda. Devo imparare a fare gli gnocchi 😛

    • Grazie Eli! Comprendo al 100% il tuo stato d’animo, per questo mi sono messa ad impastare 😉 Se vieni a trovarmi ti insegno a fare gli gnocchi e pure il pesto. Ciao!

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