Ufficio momenti smarriti


Come in tutte le code ovviamente ci deve essere qualcuno che spinge, come se facendolo guadagnasse tempo.

Mi volto e gli dico “Scusa, eh? Hai finito?”, e lui “Oh, c’hai il ciclo?”, e io “…il ciclo ce lo avrà tua sorella…”, al che si sposta un pò mandandomi a quel paese mentalmente e verbalmente, ma a bassa voce perchè è il solito coniglio vestito da uomo. Non so perchè ma ogni volta che un maschio mi si rivolge di merda io tiro subito fuori sua sorella, che poi magari è figlio unico, ma rende l’idea.

Lo osservo bene il ragazzino, o meglio uno che si finge ragazzino, e questo è quello che mi si para davanti agli occhi: maschio trentenne razza caucasica capello castano, colpi di sole biondi, jeans a vita bassa, sneakers Puma (forse pensa che avere un felino addosso lo renda più forte), T-shirt con una scritta in inglese che dieci a uno lui non sa nemmeno cosa significhi ma che grosso modo vuol dire alle femmine di non innamorarsi che lui se le fotte solamente. Si, ti voglio proprio vedere, del coniglio c’hai solo il coraggio se ancora non te ne fossi accorto, amico.

Mi guarda ancora come dire “… zzo vuoi?” ma io non lo sto guardando, lo sto studiando per capire cosa ci fa qui uno come lui, mi sembra impossibile che si sia posto delle domande. E mentre lo osservo arriva il Coniglio Reale, il padre, tutto abbronzatura, cravatta e Rolex, così capisco che è lui che è stufo di questo perditempo e ha delega per fare la richiesta. I conti tornano.

Fianco a me una tipa sui quaranta, con l’aria stanca di chi dorme poco perchè pensa e lavora troppo, vestita bene, ha anche una bella borsa griffata, diamante al dito e capelli in ordine ma troppo, troppo stanca, guarda che occhiaie. Forse un avvocato, una manager, magari sposata con figli, ma di sicuro questa non dorme da mesi. Le chiedo “Scusa, sai a che ora aprono lo sportello?” e lei sorridendomi mi dice “Tra cinque minuti”, e capisco che non vuol darmi confidenza. Guardo l’orologio e in effetti dovrebbero aprire di lì a poco, non è proprio il luogo adatto per farci perdere del tempo.

Io sono arrivata presto, come al solito quando devo andare in un ufficio aperto al pubblico, e non mi sono resa conto di tutta la gente che è arrivata in pochi minuti: uomini e donne di tutte le età che si sono resi conto di qualcosa.

Arriva un’impiegata con la solita fisionomia anonima delle Poste o del Comune che sembra che le facciano con lo stampino, e penso che quello stampino andrebbe anche buttato nel cesso una volta tanto perchè fa cadere le palle. Apre lo sportello ma prima chiede chi è per la sezione LAVORO e chi è per VITA PRIVATA, e incredibilmente la coda si divide lateralmente in due, come le acque davanti a Mosè. I maschietti sono praticamente tutti, tranne poche eccezioni, nella sezione L dove li aspetta un impiegato di mezza età grasso e pelato, e molte donne nella coda VP, manco a dirlo. Poi ci sono gruppi di donne indecise come me tra un gruppo e l’altro, donne che hanno qualcosa da dire ad entrambi gli sportelli. Ci chiedono di dividerci comunque tra le due file, poi si vedrà. “Eccome se si vedrà” penso tra me e me.

“Uno!”

Si avvicina una signora sulla sessantina con un’aria molto determinata, incazzata, che contrasta incredibilmente con l’aspetto dimesso e i capelli color cenere ondulati dai bigodini. Il cardigan azzurro dei cinesi e una gonna di jeans completano il quadretto, e già mi sta simpatica questa tipa. E’ più forte di Wonder Woman, me lo sento.

“Voglio chiedere il risarcimento per colpa di mio marito e dei miei figli”.

“Quanti anni?” chiede l’impiegata mentre inizia a compilare il modulo. Mi colpisce quanto sia impassibile e come il suo ciuffo sfidi la forza di gravità grazie ad una lacca puzzolente che invade la stanza, uno di quegli odori soffocanti e dolciastri che se chiudi gli occhi ti senti catapultata in un salone di bellezza degli anni sessanta.

“Trenta, per la miseria!” risponde la signora a voce alta, e aggiunge “Mi sono proprio rotta le palle, rivoglio il mio tempo!”

“Signora per cortesia moderi i termini.”

“Io non modero proprio niente, piuttosto si sbrighi lei a compilare il mio modulo che ho già passato il test psicologico e mi hanno mandato qui solo per firmare.”

“Le ripeto di moderare i termini, e comunque le hanno spiegato che non può avere indietro il suo tempo” mentre le porge il modulo da firmare.

La donna afferra nervosamente il foglio, lo firma e insiste “Lo so, lo so! Quando arriva il risarcimento?”

“Le arriverà una comunicazione via posta ordinaria” ribatte Lacca Puzzolente.

“Le ho chiesto QUANDO e non COME, per Dio!” esplode Wonder Woman dando anche un bel pugno sul bancone. Boom!

“Entro una settimana, signora.” Lacca Puzzolente si è spaventata, ha capito che chi ha davanti non ha più niente da perdere, soprattutto il tempo.

E a quel punto Wonder prende la copia del modulo e fa per uscire dalla stanza quando io la seguo con l’istinto di parlarle, io ho comunque il numero otto, non mi chiameranno prima di una mezz’ora .

“Mi perdoni signora, non voglio farle perdere del tempo prezioso… va tutto bene? Posso offrirle un caffè? Ho giusto qualche spicciolo in tasca…”

“E’ molto gentile signorina, ma non vorrei darle troppo disturbo…” mi interrompe con una gentilezza di altri tempi.

“Ma quale disturbo,” le dico io mentre ci incamminiamo nel corridoio verso il distributore “lei è appena diventata la mia eroina, lo sa?”

“Ahahah… ma che simpatica! E’ che quella lì è la solita fannullona che parla a vanvera senza concludere, e io sono stufa di tutto, si figuri di una come lei!”

“Ha ragione, ma lei l’ha proprio stesa, complimenti!” e le porgo il bicchierino di caffè bollente.

“Sa signorina, a me non rimane tanto…” prosegue seria Wonder Woman “mi hanno dato si e no un anno di vita e la prima cosa a cui ho pensato è il tempo perso, il mio tempo, e lo rivoglio indietro e se non posso averlo indietro allora voglio i soldi per fare in un anno tutto quello che non ho fatto.”

“Mi sembra il minimo… e ha già deciso dove vuole andare?”, mentre le sorrido celando malamente il dispiacere per la sua malattia.

“Mah… ho sempre sognato di vivere in Provenza, i miei bisnonni erano di lì, sa? Ma, cosa vuole, mi sono sposata giovane, subito i bambini e poi sono rimasta a casa a pulire per trent’anni. Trent’anni a fare la cameriera gratis per poi vederli uscire di casa senza nemmeno salutare, marito compreso. E adesso, vedesse adesso come sono preoccupati per la mia salute… certo, adesso hanno i sensi di colpa, che si arrangino… io al contrario mi sono sentita liberata… “

“Capisco…”, e annuisco mentre lei continua a girare tra le mani quel bicchierino oramai vuoto.

“Non si dispiaccia per me, sapere che non c’era più tempo mi ha fatto capire che ne avevo sprecato troppo, anche se si trattava della mia famiglia… per cui, eccomi qui, pretendo ciò che mi è stato portato via. Sono stata ingannata, come tutti. Ho pensato che prima o poi sarebbe arrivata la ricompensa, ma non è cosi… grazie ancora del caffè, stia attenta a non perdere il suo turno, mi raccomando!” e così dicendo mi lascia da sola, in piedi nel corridoio, ad ammirare la sua forza e a darle ragione. Wonder Woman è proprio invincibile, come nei telefilm.

Non mi resta che tornare indietro e vedere a che numero è arrivata Lacca Puzzolente, ma non appena entro nella stanza mi si avvicina un tizio basso col capello brizzolato e gli occhialini scuri tipo John Lennon cieco, che mi prende per un braccio e mi trascina verso un angolo nascosto.

“Bella signorina, li vuoi dei moduli già firmati? C’ho risarcimenti per cinque e anche dieci anni… dai signorina bella, che c’ho famiglia pure io” e così dicendo mi stringe l’avambraccio come se fosse una pompetta.

“Ehi!” dico io mentre mi libero della presa di John “… zzo vuoi? Sparisci tu e i tuoi moduli o ti prendo a calci nel… “

“Eh vabbè, vabbè, e non ti arrabbiare che scherzavo eheh… ” mi risponde lui allontanandosi con un sorrisetto imbarazzato anche perchè praticamente tutti hanno assistito alla sua misera scenetta.

Guardandomi intorno non sono tanto colpita da tutta quella gente, ma dal suono delle voci. I suoni sono parole, e le parole si ripetono ritmicamente come un mantra: marito… lavoro… carriera… figli… chat… amanti…

Mi rimetto nella mia coda, sono già arrivati al numero sei e tra poco toccherà a me. Ho qui il mio promemoria con tutti i dati per la richiesta di risarcimento dei miei momenti smarriti: matrimonio sbagliato… televisione… riunioni… conference call… facebook…

“Otto!”

Eccomi, è il mio momento, e mentre mi avvicino allo sportello mi arriva l’ennesima spinta di Coniglio.

Mi giro e lo fulmino con lo sguardo mentre lui, ancora una volta, mi chiede furbetto se ho il ciclo, anzi, se c’ho il ciclo.

“Tua sorella”, penso tra me e me.

E me ne vado contenta a firmare i miei moduli, non ho davvero più tempo da perdere.

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5 commenti

  1. “sapere che non c’era più tempo mi ha fatto capire che ne avevo sprecato troppo”
    Proprio vero!! Se penso a tutto il tempo che ho buttato via mi mangio le mani! Me ne accorgo adesso che ne ho troppo poco ovviamente -.-”’
    I tuoi post secondo me sono come i tarocchi, ti dicono cose che già sai in una luce diversa che ti fa riflettere!
    ps. complimenti per il nuovo look del blog mi piace un sacco!!

  2. Ognuno con uno desiderio, ognuno con una richiesta e la vita trascorre cercando di recuperare il ‘tempo perduto’. Ad un certo punto, stop. L’ufficio, i moduli da compilare e si reagisce ad una vita che non soddisfa. Si reagisce? No, alcuni soltanto. Il Coniglio, farà sempre la coda per il padre…
    Stefy, mi sei piaciuta davvero tanto!

  3. Colpisci sempre nel segno! Ognuno di noi ci si può ritrovare, da Wonder Woman a Coniglio. In fin dei conti hai terribilmente ragione siamo sempre in attesa del nostro turno e il tempo sprecato è drammaticamente troppo…

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