Carta canta


Le leggi fisiche sono molto chiare al riguardo: tecnicamente esiste solo il presente.

Il futuro non è che una speculazione di noi mortali che facciamo programmi per il fine settimana, è la speranza delle banche cui paghiamo mutui per trent’anni, è la disinvoltura con cui prenotiamo la casa in montagna o al mare sei mesi prima di partire e facciamo costantemente progetti su progetti che non realizzeremo. In sintesi il futuro è il momento in cui saldiamo i debiti e andiamo in vacanza, per questo ci piace più del presente. E’ anche la scusa perfetta per tergiversare e non prendere decisioni importanti, per posticiparle all’infinito che è poi l’estensione naturale del futuro. Se il futuro non esiste, l’infinito non esiste al cubo, e come ogni dimensione che ci permette di rimandare ci piace tanto anche lui.

Comunque sia, l’idea di poter mettere mano a quella dimensione incerta e piena di incognite che è il nostro domani, di sapere, di arrivare pronti quindi a questa o quella svolta, e di dire “lo sapevo già che sarebbe finita così” ci attrae proprio tanto. Il bello è che se anche sapessimo in anticipo gli eventi non saremmo mai pronti, soprattutto se sono negativi.

Sulla base di queste riflessioni scientifiche, la settimana scorsa sono andata da una cartomante del centro storico. Non ero proprio convinta a dire la verità, e un tantino ansiosa. In realtà la paura di sentirsi dire che non tutto potrebbe andare come desiderato mi ha più che sfiorata ma, alla fine, ho optato per un coraggioso consulto sul mio destino. Ho detto subito all’anziana signora che alla prima nefasta previsione mi sarei accasciata sulla sedia e avrebbe dovuto chiamare un’ambulanza per farmi soccorrere ma lei, con tenerezza materna, mi ha risposto «Stai tranquilla, vedrai che diventiamo amiche». «Vedremo,» ho pensato io «si fa presto a dire “amiche”. Se mi andrà tutto male, tornerò con una mazza da baseball e ti spacco lo studio, amica.» Mentre penso a queste cose indosso un sorrisino dolcissimo taglia trentotto, come quello di un serial killer. E qui siamo già alla fase due: quella in cui incolpo la cartomante per l’esito infausto del consulto, mi sono già scaricata dalle spalle la responsabilità dei miei futuri fallimenti, mica male. Quasi quasi ci torno.

La sala d’attesa è quanto di più simile a quella del medico della mutua anzi, del ginecologo, perché qui siamo tutte donne e di tutte le età. E invece di sperare che non ci trovino un fibroma all’utero o una cisti ovarica, siamo qui a sgranare rosari immaginari sperando di  scoprire che siamo sfigate solo perché ci hanno fatto il malocchio, quindi è colpa di qualcun altro se va tutto di merda.

La fauna nella sala è composta di femmine affezionate clienti, lo deduco dal fatto che mi sembrano tutte a loro agio: una ragazza è quasi sdraiata su una poltroncina e allunga le gambe fino ad appoggiarle su di un tavolino poco distante da lei, un’altra dice “oggi c’è poca gente”, poi c’è quella che arriva con i sacchetti del supermercato e inizia a cercarvi dentro qualcosa da mettere sotto i denti, proprio come i gatti randagi sui bidoni della spazzatura. I gatti li avrei preferiti, a prescindere. La tizia deve essere a digiuno da mesi, anche se dalla forma fisica non si direbbe, perché attacca con lo stesso aplomb di uno squalo bianco una fetta di pizza inerme ed io – che già ho i crampi allo stomaco perché con una nota di puro ottimismo immagino il mio futuro funesto – prevedo di vomitare a breve se non la smette.

Sarò mica veggente nel prevedere futuri conati?

Bé, se io sono veggente lei deve essere una sadica che legge il pensiero altrui perché non solo sbrana la pizza come fosse il suo ultimo pasto, ma in una frazione di secondo ha in mano un budino alla vaniglia. «Allora vuoi la guerra » dico tra me e me, mentre con la forza del pensiero impongo al budino di rovesciarsi sulla sua maglia e grazie alla mia energia psichica, o forse a causa della sua scemenza nel pensare di poterlo mangiare usando un dito indice come cucchiaio, il budino magicamente si versa placido e tranquillo sul suo maglioncino rosso. Questo esemplare femmina di minus habens sgrana gli occhi, sembra stupita, mi guarda come dire “come è potuto succedere?” ed io le restituisco lo sguardo mandandole nel contempo un messaggio psichico di due parole sperando che mi legga nel pensiero: « Ci godo.»

A quel punto, per fortuna, è il mio turno, temo che possa estrarre un pollo vivo dal sacchetto per poi sacrificarlo davanti ai miei occhi.

Entro e la cartomante mi mette a mio agio, senz’altro più della bulimica sadica in sala d’attesa.

Non starò qui a raccontarvi cosa hanno previsto per me gli arcani maggiori e quelli minori, sono questioni scientifiche e soprattutto private, ma posso solo dirvi che se le cose non andranno come anticipato dalle carte, io quella mazza da baseball me la vado a comprare oggi stesso. Non sono una veggente, ma prevedo che potrebbe servirmi.

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2 commenti

  1. L’adoro! E’ bello perchè praticamente non hai descritto nè l’ambiente nè l’aspetto della veggente, ma sembrava di avere tutto davanti agli occhi 😀

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