Chi fa la spia non è figlia di Maria


“Ci sarà una volta che la Sig.ra Rita penserà agli affari suoi?”

“Capisco che da quando ho fatto quel sogno la mia vita sia drasticamente cambiata, e che la mia vicina di casa – sig.ra Rita Esposito vedova Cacace – si sia prima insospettita e poi abbia avuto la certezza che non ero più quella di prima, ma è mai possibile che abbia addirittura telefonato all’amministratore? Già me la vedo tutta isterica con le guance rosse e i pochi capelli ricci che esplodono dalla testa fumante! Che poi, proprio l’amministratore ha chiamato, quella strega…”

Sono le sette ed è inutile perdere tempo a letto ad arrovellarmi con questi pensieri, devo alzarmi e preparare la colazione per Anna. Vado in camera sua e la guardo attraverso lo spiraglio tra la porta e il muro e non mi capacito di quanto sia bella la mia bambina quando dorme. Allora mi avvicino e la sveglio e lei, come sempre, mi guarda con quella sua faccina buffa e gonfia di sonno. La sua cameretta è un trionfo di rosa tra il colore delle pareti, i peluche e le tendine che le ha regalato Battista, il sarto di quartiere, e lei è la principessa di quel regno incantato.

In un attimo siamo a tavola con un caffelatte fumante tra le mani lei, e col caffè nero bollente, io. Amo i gusti forti e da quando ho fatto quel sogno dormo anche meglio, non patisco più l’effetto eccitante della caffeina che mi lasciava inquieta per ore.

“Ho sempre fatto del bene, la gente del quartiere mi amava, venivano fin dalla Riviera per me, ci portavano regali a Natale e il frigo era sempre pieno.”

Mentre la pettino e le riempio lo zainetto con i quaderni delle Winx e il libro degli esercizi di matematica, non posso fare a meno di pensare ai turni impossibili al call center che mi impedivano di stare con lei al mattino e mi costringevano a portarla a casa di Cesare, il portiere del condominio, che l’ha adottata come fosse una nipotina. I turni al call center, la hostess alle fiere, la rappresentante di contenitori Tupperware, per poi guadagnare il minimo per pagare l’affitto e le spese e qualche giocattolo. Non mi sembra vero di averlo fatto. Chissà, forse la mamma da troppo tempo mi guardava con angoscia dall’alto e mi è venuta a cercare in sogno per indicarmi una strada da percorrere. La sua.

“Quando ho cominciato a… lavorare… ero appena rimasta vedova di papà, la gente del quartiere quanto mi ha aiutata, figlia mia! Mi dicevano «Maria, c’è sempre una soluzione!» E, in effetti, c’è stata. Maddalena, fa la cosa giusta per te e Anna, tutto il resto non conta.”

Ho imparato da tutto ciò che se non trovi tu una soluzione, prima o poi è lei che trova te. A me è giunta in sogno, con mia madre che mi diceva “Fai del bene come ho sempre fatto io, e cammina a testa alta.

E in un attimo mi ritrovo qui a pettinare Anna mentre penso a ciò che è stato e a ciò che sarà. Per prima cosa mi chiedo “Cosa avrà lasciato stamattina davanti alla mia porta di casa la sig.ra Rita, la santa, la timorata di Dio, Sig.ra Rita? La solita immaginetta della Madonna con Bambino con gli occhi trafitti dagli spilli? La sua spazzatura gettata sopra il mio zerbino col biglietto con scritto “cuesta sei tu, tu sei il riffiuto dela soceta?”

O la cacca del suo cane col biglietto in bella mostra che recita “ne’ ariverano ancora senno’ la pianti”. Ecco, la cacca non l’ho proprio sopportata perché Anna aveva le scarpine nuove e si è sporcata. Mi ha chiesto con aria scocciata «Ma chi è che ci fa gli scherzi, mamma?», ed io le ho risposto «Non lo so, e comunque sono cose che capitano.»

Anche adesso che apro la porta mi guardo intorno prima di uscire e stranamente non c’è niente di orrido ad aspettarmi così, senza calpestare niente di canino, ci incamminiamo verso la scuola.

Lungo il tragitto faccio mentalmente il solito check degli impegni giornalieri, il pomeriggio sarà pieno perché Anna ha il doposcuola ed io ottimizzo il tempo a disposizione. Devo fare le pulizie, farmi doccia e capelli e mettere ordine in salotto che Oreste arriva alle due, ed è puntuale, eccome se lo è, per questo è il mio preferito.

Nel frattempo siamo arrivate e come sempre Anna si unisce alle sue amichette, si volta, mi manda un bacio che mi arriva dritto al cuore, ed entra a scuola. Dietrofront e si torna a casa di corsa, non prima di aver preso un caffè nel bar sottocasa e aver lasciato a Lucia, la cameriera e mia cara amica, una bella mancia perché so cosa vuol dire mantenere un figlio da sola. Poi veloce a prenotare il filetto da Paolino, il mio macellaio di fiducia che ha aiutato tanto la mamma. “Ah, quanto era bella la signora Maria, aveva due occhi grandi così” mi dice spesso con lo sguardo rivolto al cielo, umido di malinconia e bei ricordi. Dopo Paolino tocca a Saro per le verdure fresche, che mi ricorda di aspettarlo sabato alle tre in punto. Gli dico «Ok per sabato» e mi incammino verso casa, registro un memo sul cellulare e proseguo, che si fa tardi. Sabato Anna sarà a danza fino alle cinque e ho tutto il tempo di andarla a prendere e portarla a mangiare la pizza come ogni sabato sera che si rispetti, e magari invito pure Lucia col bambino.

Appena sollevo la faccia dal telefonino immersa nei miei pensieri, chi mi trovo davanti? La Sig.ra Rita, che col suo passo pesante e lento – la riconoscerei tra mille quando si avvicina alla mia porta per lasciarmi i suoi cadeau – comincia il suo giro giornaliero di spese e maldicenze, non necessariamente in quest’ordine, e comunque non prima di andare a messa. Mah, più la guardo e più mi convinco che nella vita devi trovare qualcosa che ti appassioni o, perlomeno, qualcosa da fare sennò è normale che inizi a osservare le vite degli altri. Invece lei si nasconde dietro a Dio solo per parlare male di tutti, boh, contenta lei.

***

Sono le due meno dieci, do un’ultima controllatina al trucco. I capelli sono perfetti e il vestitino nuovo che mi ha cucito Battista è davvero elegante, ancora un tocco di profumo ed ecco, ora sono pronta. La casa è in ordine e immersa in un buon profumo di gelsomino. Ho registrato tutti gli appuntamenti dei prossimi giorni sul computer, e messo da parte le bollette che domattina pagherò alle poste tornando da scuola.

“Drin! Driiin!”

«Eccomi, eccomi!» questo è Oreste, il mio amministratore di condominio e, soprattutto, il mio migliore cliente. Così educato e così puntuale.

Chissà cosa ne penserebbe la Sig.ra Rita.

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