Ma tu la senti mai la vita?


«Ma tu la senti mai la vita?» chiese lei mentre strofinava il palmo delle mani attorno alla tazza di cioccolata fumante per scaldarsele. C’erano a malapena due gradi e il vento di tramontana soffiava impietoso su chiunque avesse osato sfidarlo.

«Cosa intendi dire?» rispose lui con un sorrisino a labbra strette. Lui aveva capito la domanda, ma voleva fingere un po’ per sentirla mentre spiegava – seminascosta dal suo berretto di lana – una di quelle sue riflessioni filosofiche sulle quali avrebbero poi riso la sera stessa insieme, come sempre.

«Intendo dire che a volte, soprattutto quando sono ferma, immobile come in questo momento in cui osservo la gente che cammina per strada, e sento i rumori, gli odori, guardo la luce del sole che disegna le ombre dei palazzi, e guardo le lancette dell’orologio, immagino quanti pensieri in quelle teste, quanti passi in quelle scarpe, quante direzioni da prendere, quanti desideri inespressi e quanti fili invisibili. Se ci pensi per davvero, se ti ci soffermi un po’, ti accorgi che alla vita non ci pensi mai. Pensi alle cose da fare nella vita, ma alla vita non ci pensa mai nessuno. Ma poi, in un pomeriggio d’inverno, seduta al tavolo di un bar mentre ti scaldi la pancia e le mani con la tua tazza di cioccolata, lei ti si para davanti. E tu la senti, così chiara e semplice.»

«E tutto questo lo senti in un attimo, non è vero?» chiese lui mentre le prendeva la mano tra le sue.

«Un attimo è sufficiente, in un attimo c’è tutto.»

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