Fammi la permanente


Discutevo giorni fa con la mia amica Fulvia di capelli e parrucchieri e lei, che ben conosce le mie disavventure al riguardo, sostiene che in quel settore sono proprio sfigata. In effetti ha ragione, non riesco a frequentare lo stesso salone per più di qualche mese che subito iniziano i problemi: colore sbagliato, messa in piega che assomiglio a mia zia quella morta (dopo che era già morta), e ricci che sembro un cespuglio dopo che c’è stato un incendio. Incompresa, ecco come mi sento.

Parlando però di disavventure e di sfiga il mio cervello ha fatto in automatico una bizzarra associazione di idee e mi ha portata a pensare ad altre sfighe degli ultimi anni, cioè le mie fantasmagoriche relazioni amorose.

Quando si inizia una relazione, stavo riflettendo, non è  forse come quando si entra la prima volta in un salone di parrucchieri piene di entusiasmo e con la voglia di uscire con una testa diversa e ben fatta?  Vorresti trasformarti, fondamentalmente evolverti in una nuova te.  Vorresti che quest’ uomo facesse uscire la tua parte migliore, più bella, quella che quando ti guardi allo specchio ti viene voglia di baciarti sulla bocca con lo schiocco. Ma quante volte, al contrario, quante volte ne siamo uscite deluse, sbiadite da un colore che nulla c’entrava con la nostra faccia oramai senza sorriso? E quando ci siamo rese conto di aver speso anche parecchio per quel misero risultato, ecco la rabbia a divorarci.

In effetti, volendo fare un po’ di sana autocritica, io ho saputo scegliere gli uomini con la stessa astuzia e lungimiranza con cui ho scelto il mio hair stylist, infatti sono single e coi capelli perennemente incasinati. Forse mi ha fregata anche l’insegna qualche volta, io sono come i gatti e mi attrae tutto ciò che è luminoso. Poi, entrata dentro, quando mi accorgo che è un bel cesso è troppo tardi.

Una domanda mi sorge spontanea: ma con tutti gli uomini che esistono, perché scegliamo spesso quelli che se fossero parrucchieri sarebbero dei gay daltonici con due uncini al posto della mani?

Masochismo o solo la pigrizia di cercarne uno migliore? Ipnosi da insegna luminosa? Paura di farsi il colore da sola, se necessario?

Ci sono relazioni da cui si esce con l’equivalente di una tinta color merda mentre avevi chiesto e fatto il possibile perché fosse un colore caldo, avvolgente, adatto al tuo modo di essere, al tuo brio. Il color merda di per sé non si addice a nessuno, eppure io per esempio l’ho portato per anni. Valle a capire tu le donne. Uno dei problemi che incontriamo all’inizio delle relazioni è che, in certi casi, il “parrucchiere” ha segretamente altri appuntamenti in agenda oltre al tuo, oppure non sa trattare con una cliente adulta, non sa usare bene le mani (forse perché ha gli uncini) né altre parti del corpo (uncino anche lì?), e tu non sei meglio di lui a fidarti, visti i risultati. Mea culpa, mea maxima culpa.

Per non parlare delle volte che esci con gli spaghetti in testa, quando avevi chiesto con forza una bella permanente.

Forse prima di entrare bisognerebbe appurare che il tuo stylist non abbia un’agenda “parallela”, che ti dedicherà abbastanza tempo rispettando l’orario, che abbia capito bene qual è il colore che più ti dona, che, insomma, farà il possibile per farti uscire dal suo “salone” sempre contenta, lucida di gioia e radiosa.

E penso che, prima di tutto, dovremmo sentirci libere di pretendere da un uomo una bella e vistosa permanente. Non il solito liscio che poi ci stufa, che siamo sempre uguali e un tantino spente, ma una bella cascata vaporosa di emozioni, tutte diverse, irregolari, disordinate e con riflessi imprevedibili.

Tra l’altro, a me lo dicono tutti che sto meglio riccia.

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