Bosoni, campi gravitazionali, emozioni


Tutti ne parlano, ed io – dall’alto della mia ignoranza in materia e del mio metro e mezzo di statura – non mi tiro di certo indietro.

La scienza ci ha donato la sua ultima sensazionale scoperta: è stato individuato il bosone di Higgs, la particella dio – e non come erroneamente tradotto la particella “di Dio”, non me ne vogliano i bigotti che pensano di essere al centro di questo e quell’universo – il microscopico elemento che è madre di tutta la materia. Madre, perché in natura siamo noi femmine a generare, e se si chiama particella e non particello, un motivo ci sarà.

Confesso che di scienza non me ne capisco molto, anche se per qualche motivo ne sono attratta, analitica come sono per carattere, ma da quanto ho capito le particelle elementari acquistano la massa in un campo di Higgs e da lì nasce la materia che genera ogni cosa. Neutroni, protoni, elettroni non valgono niente se non c’è una briosa ed energica particella di Higgs a conferire loro massa e spinta per farsi spazio nel mondo; senza di lei questi signori sarebbero una ricetta mal riuscita, come la nutella senza pane, una pizza senza pomodoro o il pesto non ligure. Pura eresia.

Adesso che so cosa genera la materia del divano su cui praticamente vivo, del computer che mi è costato quasi quanto un rene, e dei peli del gatto che circolano liberamente per la mia casa non sono doma, anzi, perché questa consapevolezza fisica ha suscitato in me una voglia di risposte sull’ immateriale, sul settore dell’insondabile, sui sentimenti.

Qual è la particella base che genera le nostre emozioni? Qual è il campo necessario perché queste si sviluppino in un senso o nell’altro? Cosa genera il sentimento amore, quanto deve essere forte il suo campo gravitazionale per far sì che questo non cada miseramente verso il basso o non finisca, ancor peggio, in un buco nero per poi perdersi? E se si perde, dove va a finire?

Ho passato due bellissime e intense giornate con la mia nipotina, che è un insieme di molecole meravigliose piene di vita. I suoi occhi gioiosi, sempre, la bocca che sembra una fragola, la sua voce quando pronuncia il mio nome, la pelle di porcellana ma soprattutto il suo essere lei, unica e irripetibile, un po’ mia, suscitano in me uno sconvolgimento molecolare, astrofisico, quantistico, che definirei senza ombra di dubbio amore. Quindi se la particella è lei, il campo di accelerazione siamo io e lei, e la materia immateriale generata è amore. Forse funzioniamo così, chissà, e nel nostro personalissimo campo gravitazionale nulla cade verso il basso, anzi, è materia che può solo salire verso l’alto sfidando la gravità stessa.

Nei rapporti di coppia forse è un tantino più difficile, perché se noi siamo le particelle ma anche i campi di accelerazione, talvolta siamo difettosi, incompatibili, a volte anche dotati di poca energia e finisce che la gravità ci batte, facendo cadere verso il basso oltre che le palle, anche quello sconvolgimento molecolare definito amore. Il buco nero che ingoia tutto, a quel punto, non è che un dettaglio.

Quando l’amore finisce, se ci pensiamo bene, è la gravità che vince, perché tutto cade a terra: le lacrime, il cuore, l’umore, gli angoli delle labbra, e i piedi che già a terra ci vivono, sprofondano.

Mi è capitato spesso, come a ognuno di noi, di chiedermi cosa mi attraesse di una persona, cosa mi legasse a quel particolare uomo, perché fossi entrata così con forza nel suo campo di attrazione gravitazionale, perché come un satellite spesso mi ritrovassi a girare intorno a lui.

E non sono mai riuscita a capirlo completamente, perché qui subentra la matematica col fattore incognite, e la psicologia con i fattori irrazionalità e inconscio.

Nelle equazioni devi trovare il valore da sostituire alle incognite, per avere la soluzione. Nei rapporti di coppia non devi perdere te stesso per affrontare le incognite che si presenteranno e risolverle, che magari sono positive ma per la nota legge universale della sfiga quantistica, il più delle volte sono negative. Da qui la già detta incapacità di capire perché si continui a gravitare intorno ad una particella elementare di uomo (o donna) che non è neutrone, non è protone ma fa rima con entrambi.

E qui entra in gioco il fattore inconscio, quelle particelle impazzite che generano spesso casini ma anche, per fortuna, amore.

Tu e lui particelle che si incontrano in uno spazio materiale, talvolta virtuale, e si entra, non si sa come, in questo campo di accelerazione che genera il materiale e l’immateriale. L’accelerazione è tale che ci si fonde, e davvero si diventa una cosa sola, al di là delle retoriche ecclesiastiche di marito e moglie. Non so quanto ho capito sull’argomento coi miei movimentati 40 anni, ma mi punge vaghezza che il campo di accelerazione non sia una chiesa, spesso non sia nemmeno una casa condivisa. Il campo di accelerazione forse siamo noi quando mettiamo energia positiva a disposizione dell’altro, quando produciamo forza per resistere alle tempeste elettromagnetiche che si incontreranno, quando opponiamo resistenza ai buchi neri che ci vorranno inghiottire. E in questa dimensione parallela dove tutto si genera dalla nostra sola energia noi diventiamo Dio, quantomeno il nostro Dio. Se, al contrario, non c’è campo – proprio come per i telefonini – la comunicazione si interrompe e l’amore si perde, per sempre.

Dove va a finire questo amore perso? Io non lo so, ma credo da nessuna parte, forse vaga nello spazio senza meta, risucchiato dal buio intergalattico.

La dinamica dei sentimenti è incomprensibile ma ci porta esattamente dove vogliamo essere portati, è pur sempre una legge fisica che ci dice qualcosa di importante e cioè che prima di riuscire a generare amore ci tocca risolvere un compito difficilissimo disseminato di incognite, equazioni, pulsioni irrazionali e spinte gravitazionali: scovare la particella giusta per noi, che si unisca, si fonda e definisca con noi un futuro di infinita estasi, l’unico auspicabile in tutti gli universi.

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14 commenti

  1. L’amore che tu intendi è falso come la particella di Dio.. non esistono particelle.. è quello che crediamo di vedere.. come l’amore che in fondo non è altro che diritto di possesso e non amore incondizionato..per cui non inizia e non può neanche finire..un gioco della nostra ragione.. non della nostra anima.. metti in accordo le due e….

    • Ciao Davide grazie per il commento e per l’interesse che dimostri nei confronti del mio spazio virtuale. Non sono d’accordo, però, con te. Se ben vedi parlo dell’amore per esempio nei confronti di mia nipote e sfido chiunque a dire che sia falso. E’ la cosa più pulita che ho provato nella mia vita. Ovviamente non è così semplice tra due persone adulte perchè siamo “inquinati” da mille fattori umani come il possesso sicuramente, e poi c’è la famosa routine – che non è poco – ed è per questo che le relazioni finiscono. Però è innegabile che a volte tra alcune persone l’amore nasca e viva a prescindere dalla routine e dai fattori umani. L’amore non è incondizionato, al contrario, l’amore (non le relazioni o i matrimoni) nasce vive e muore proprio sulla base di determinate condizioni, per questo è rarissimo trovarlo.

  2. “Nelle equazioni devi trovare il valore da sostituire alle incognite[…]” Mia cara Stefy, infatti, la soluzione dell’equazione è una, come è unico il valore che si sostituirà all’incognita. Il valore giusto c’è, il problema è riconoscerlo, per evitare la permanenza di una x o y generica e purtroppo non appropriata. Complimenti, sei bravissima!

  3. Articolo stupendo che pone un ulteriore quesito sui criteri di valutazione (di apprezzamento soprattutto) di certi articoli su questa benedetta piattaforma WordPress. In relazione sia alle forme che ai contenuti di tante altre pseudoriflessioni (comprese le mie) che circolano su questa agorà virtuale, questo post meriterebbe almeno 2500 “mi piace”.
    Ti rifarò visita molto volentieri
    Tommaso

  4. mi piace molto questa riflessione in blico tra scienza e coscienza. questo domandarsi tra le righe dove la scienza possa spingersi per raccontarci quello che siamo.
    mi piace molto come scrivi e questo curato posticino virtuale. tornerò

  5. la materia immateriale generata è amore… ma quanto è bella questa frase!! forse perchè porta dentro di sè la gratuità in quel rapporto che hai descritto in maniera così naturale e contemporaneamente sconvolgente per la semplicità… che spesso non riusciamo a ricreare nei rapporti coppia!! anch’io non sono brava con le parole, ma volevo ringraziarti per questa analisi in cui mi immedesimo!! GRAZIE!!!

  6. Non so dove vada a finire l’amore perso, ma so dove va quello che non si perde e resiste al tempo, alle tempeste sulla terra e nell’universo … rimane in noi, sempre e comunque e nulla e nessuno potrà mai togliercelo.
    Gran bel pezzo Ste, bella la descrizione dell’amore racchiuso nel rapporto zia/nipote … quando un giorno la Pippi leggerà ne sarà orgogliosa, e si sentirà ricca e piena di quell’amore.
    TVB e sei la mia scrittrice preferita senza dubbio

    ps: io nn sono brava come te con le parole, ma sono sicura che hai capito 🙂

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