Cambi di stagione (il tempo se ne frega)


Settembre è tempo di cambiamenti.

Cambiano le stagioni, si passa dalla frivolezza estiva a una più quieta malinconia e cambia la luce del sole che diventa più discreta, meno aggressiva: se il sole avesse le mani, in estate ci pizzicherebbe e ci farebbe il solletico, mentre a settembre si profonderebbe in mille carezze sui nostri visi.

Settembre è sempre un capodanno, è il momento in cui si riparte verso nuove mete o si procede ripercorrendo le solite strade. I bambini vanno a scuola e imparano a conoscere il mondo, noi adulti facciamo qualche bilancio e capiamo che non conosciamo abbastanza di noi e di quello che ci circonda.

E’ anche tempo di cambio degli armadi, operazione dolorosa ma necessaria, un po’ come quando devi andare dal dentista a farti cavare quel molare che ti affligge di notte. Lo devi fare, fa male, ma lo devi fare.

Nel cambiar posto agli abiti, spostando i più pesanti in posizioni più comode e allontanando quelli estivi e leggeri, fino a renderli quasi irraggiungibili, mi chiedo come cambiamo noi da una stagione all’altra, cosa ci portiamo dietro sia esso una zavorra o un peso leggerissimo, quasi impercettibile.

Cosa conserviamo per l’anno prossimo? Cosa gettiamo via e perché?

Dico una banalità, dovremmo portarci dietro solo cose belle.

Conservare ciò che ci rende persone felici, serene e indossarlo come un abito che ci dona, aderente nei punti giusti: per esempio un’amicizia che assomiglia a un abito a fiori, vivace e colorato e che va bene su tutto, oppure un amore sincero, profondo, che dona splendore al nostro colorito e valorizza il nostro sorriso come un foulard dai colori delicati o dai toni caldi. Teniamo ben strette tutte le volte che ci siamo detti “bravo, brava” per il gusto di dircelo, che ci siamo stimati per la nostra intelligenza, che ci siamo sentiti soddisfatti, e indossiamole come un bel tailleur nero, che non passa mai di moda.

Potremmo conservare anche il sorriso di un bambino. Conosco una bambina che ha un sorriso che si intona con tutto quello che indosso e anche l’anno prossimo so che lo ritroverò malgrado le stagioni che cambiano. Terrei anche le risate fatte di gusto, accessori indispensabili per tutte le stagioni a venire, da conservare in una bella scatola coloratissima e piena di strass.

Ciò che butterei via sono le giornate amare, grigie e senza forma, le persone che nuocciono, quelle che ti invidiano perché sei meglio di loro, i lavori che soffocano i nostri sogni, come quegli abiti che ti deformano e ti mortificano al punto che non ti riconosci più.

Gettiamo nella spazzatura tutto quello che non serve più, quello che ci sta male, che quando ci guardiamo allo specchio ci vediamo quasi sparire dentro: persone o cose moleste che ci hanno resi più piccoli di mille taglie, preoccupazioni sul futuro, previsioni negative, stati di ansia che ci hanno resi quasi invisibili.

Se gettassimo tutte queste cose, se fosse un pò più semplice aprire il cassonetto e vederle sparire in fondo ad esso, quanto spazio libero ci rimarrebbe tutto da riempire di colori, fiori, strass e brillantini?

Eppure l’essere umano è strano, spesso masochista, autolesionista e talvolta anziché liberarsi di questi abiti scuri e malfatti, di anno in anno se li ritrova lì appesi, allusivi e provocatori, a ricordargli quanto sia incapace di congedarsi da loro, affezionato irrazionalmente all’emozione negativa che trattengono tra le trame del loro tessuto. E sa anche spingersi oltre, quando afferra quell’abito cupo e ci mette la faccia dentro annusandolo per ritrovare quell’odore acre che il dolore porta con sé e nel quale si riconosce. E questo senso di appartenenza che assurdamente lo rassicura, rende difficile il distacco impedendo alle stagioni di passare veramente.

Le stagioni ci aspettano, non scorrono davvero senza prenderci per mano e saranno sempre le stesse se siamo noi a non voler cambiare mai. Il tempo invece no, il tempo se ne frega di noi. Lui passa infischiandosene della nostra incapacità di andare avanti, oltre la fase dell’abito scuro, e forse quando ci supera si volta verso di noi a guardarci come un atleta in una gara di velocità, schernendoci per la nostra lentezza.  Le stagioni con le loro evoluzioni, invece, ci appartengono e lungi dall’ essere l’ avversario che ci deride, si trasformano nelle nostre stesse gambe: andando di pari passo con noi, saranno sempre bloccate nel limbo in cui le abbiamo gettate e si ripeteranno identiche e paralizzanti, proponendoci ciò che noi proponiamo loro, ossia un’infinita stasi senza senso.

Cambiare, essere altro da ciò che normalmente siamo, è un’operazione molto difficile che richiede impegno a fa paura, ma forse se proviamo un pò ogni giorno a gettare via il superfluo e a rinnovarci ogni volta che se ne presenta l’occasione, a cambiare strada, allora mille primavere ci attenderanno ancora, mille prati fioriti, mille spiagge abbracciate dal mare, mille luoghi in cui indossare i nostri abiti più belli sotto un sole che si profonde in mille carezze.

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4 commenti

  1. senza contare che gli armadi sono SEMPRE troppo piccoli! quale miglior motivo per disfarsi del negativo? così aumenta lo spazio per le energie positive e diminuisce l’entropia.. ci proviamo tutte insieme?

    • ciao Miss, scrivo spesso per dire a me stessa prima di tutto quello che dovrei fare, quindi ti capisco benissimo. In teoria tutti sappiamo cosa è giusto, certamente metterlo in pratica è un tantino più difficile, ma magari ci si può provare a piccoli step. Stampalo e mettilo sul frigorifero, comunque 😀 !!! un abbraccio e grazie per il tuo intervento.

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