Parole mai nate


 Quante parole diciamo nell’arco di una giornata, di un anno, di una vita intera?

Ogni istante è una parola che se non è pronunciata, è pensata. E se non è detta, è persa.

Oggi pensavo proprio alle parole non dette, alle frasi troncate per non finire un discorso che ci può portare in un territorio minato, pericoloso, alle parole solo pensate per paura che diventino vere se pronunciate.

A quelle non dette per timidezza, o per paura dell’effetto che faranno a chi le ascolta. Per terrore della reazione.

A quelle soffocate per troppa paura di tradirsi, di esporsi e diventare un teatrino animato dalle nostre sensazioni più profonde.

Guai se il mondo sapesse cosa proviamo veramente.

Pensavo alle parole scritte in silenzio su un foglio bianco e poi cancellate a colpi di penna per annullarne il ricordo e proteggere il nostro segreto, come quando da adolescenti scrivevamo il nostro nome unito a quello del ragazzino che ci faceva battere il cuore per poi cancellarlo per pudore che venisse letto da un estraneo o per noia quando questo piccolo amore scemava.

Le parole spaventano, soprattutto quando fuoriescono dalle viscere e dal cuore.

Definiamo come vere le cose che capitano all’esterno di noi, quelle che possiamo vedere e toccare, e le parole pensate accedono alla presunta realtà solo quando la lingua e i denti le spingono fuori dalla bocca. Finché le teniamo nascoste dentro ad un magazzino di pensieri le riteniamo pensate, appunto, e come tali meno vere, più emotive e non appartenenti a un più alto livello di verità.

Ma quanta verità c’è nelle parole non dette? Io dico che la verità è proprio lì che ha dimora.

In quel flusso di pensieri magmatico, vulcanico per alcuni ma incessante per tutti, potrebbero celarsi mille verità vere. La superficialità con cui spesso parliamo di questo e di quello, le maschere che indossiamo per farci accettare, per dimostrare che siamo più forti, che siamo quello che diciamo, spesso tradiscono più il desiderio di dimostrare che siamo ciò che il mondo si aspetta da noi, che la volontà di essere ciò che siamo davvero.

Le cose belle vanno condivise, diceva qualcuno, ma le parole vere sono quelle che fanno più paura di tutte.

Condivisione è paradossalmente una parola chiave dei nostri tempi: penso ai social networks dove questo motore spesso narcisistico ed esibizionista del dire ciò che sono, che faccio, che penso, del condividere a tutti i costi, sembra spinto al massimo da un desiderio di esporsi totalmente, si, ma con la maschera e il filtro della distanza, dell’impossibilità dell’interlocutore di “verificare” la realtà. E tutti noi in queste sedi virtuali, diciamo un po’ più quello che vorremmo dire, piuttosto che quello che dovremmo dire, e allora si sprecano aggiornamenti di stato adrenalinici, ottimistici, autoreferenziali, affermazioni narcisistiche in attesa di commenti, di “mi piace”.  Ma chi c’è davvero dietro a queste parole?

Chissà come sarebbe se ognuno di noi scrivesse sul suo wall come si sente davvero in certi momenti, se invece di mandare messaggi criptati a questa o quella persona, dicesse quello che pensa davvero, quello che prova. Chissà come sarebbe se un giorno tutti scrivessero esattamente quello che hanno in testa, quel male che li affligge, quella paura, quell’ inquietante stato d’animo, quella voglia di scappare da tutto e da tutti.

Curiosamente però e, forse, umanamente, ci applichiamo costantemente per mistificare più che rivelare e se da un lato è una partita a scacchi col resto del mondo in cui attacchiamo tenendoci arroccati alle nostre posizioni, è anche un gioco che, alla lunga, può dare un’immagine di noi totalmente inesatta e fuorviante che conduce – è inevitabile – alla finzione.

Quante parole non diciamo.

A quante persone non diciamo ti voglio bene? A quante persone non diciamo grazie? Ti penso, mi manchi? A quante non chiediamo scusa.

A quante poi mentiamo, perché la verità è troppo grande e non riusciamo ad estrarla dalla nostra bocca se non con grande dolore come se fosse un dente cariato. La verità è sempre più ingombrante della bugia: se le mettessimo nella stessa stanza, sarebbe la verità a dover uscire per mancanza d’aria. Lei è libera e ha bisogno di respirare mentre la bugia e la mistificazione, sanno vivere benissimo in spazi angusti e ristretti.

Forse la ragione delle parole non dette è che vogliamo appartenere a qualcosa e abbiamo paura che se sbagliamo una frase o un verbo, questo “qualcosa” non ci farà entrare. Vogliamo anche condividere, magari non tutto, soprattutto quello che ci rende merito, e vogliamo essere accettati. Siamo umani e vogliamo sembrare forti anche quando non lo siamo e per questi motivi miliardi di parole rimangono sospese in un limbo da cui solo noi possiamo liberarle.

Le parole non dette sono parole perse, per sempre. Sono bambini mai nati. Sono mani riempite di vuoto e, come tali, non offrono niente.

Le parole bisognerebbe dirle tutte.

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8 commenti

  1. se tutti dicessimo tutte le parole, in un attimo sarebbe la guerra, secondo me. ma dopo, vuoi mettere che posto migliore sarebbe il mondo, epurato da tutto il fasullo! quanto coraggio, però, che ci manca…

    • Sono d’accordo con te Fioly, sarebbe la guerra in molti casi ma forse si sarebbe un tantino più autentici. Diciamo che ci sono situazioni della vita dove dobbiamo essere diplomatici, vedi il lavoro, e momenti in cui non ce la sentiamo di dirla tutta. Però se, soprattutto, nel privato dicessimo un pò più come ci sentiamo davvero forse chiuderemmo un pò di “finte” amicizie e rimarremmo coi famosi pochi ma buoni. E’ solo un mio punto di vista, ovviamente, ed io per prima so quanto è difficile essere troppo diretti. Io, normalmente quando lo sono stata ci ho rimesso qualcosa o qualcuno, ma forse era qualcosa o qualcuno che non andava bene per una persona come me. Io sono stufa di fare buon viso sempre e comunque perché finisce che mi perdo. Torna presto a trovarmi, grazie del tuo commento.

      • e io condivido ogni tua parola, ed è quello che spero, che impariamo tutti a tirare fuori qualcosa di più vero da noi stessi, a scapito delle apparenze e dei rapporti fasulli. grazie a te per i bellissimi spunti di riflessione. a presto!

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