Le dimensioni contano


Madonnina santa quanto è dura la vita.

Quanti problemi ci tocca di affrontare, quante sfide, quanti muri da scavalcare e poi dall’altra parte magari trovi un mare di cacca ad aspettarti.

Ci vogliono le palle per sopravvivere in questa giungla? Non solo, perché altrimenti sopravviverebbero solo i maschietti e invece è provato che noi femmine ci sappiamo fare, e ci facciamo ancora quei sei o sette anni senza di loro in questa corsa a ostacoli terrestre.

Per cui ci vogliono le palle e le ovaie per sopravvivere. Però con le uova vivi un po’ di più, dicono le statistiche.

Ognuno di noi ha le sue grane da risolvere: il lavoro che ti disintegra i neuroni, il capoufficio che ti disintegra le palle, la moglie che ti parla, il marito che non ti parla, i figli che i maroni te li fanno trifolati, la scuola, i soldi che non bastano mai, e chi più ne ha più ne metta. E stiamo parlando solo di cose pseudo gestibili, perché la vita è bastarda e non ti risparmia di molto peggio che per me non è la morte ma la malattia. Non è il momento che fai il botto che mi spaventa, è come ci arriverò e per quale motivo e dato che sono un tantino ipocondriaca mi perdo in inquietanti previsioni quando ci penso.

Domanda: cosa ci serve davvero per condurre uno straccio di esistenza che si possa definire vita?

Io non l’ho ancora capito, altrimenti mi sarei risparmiata un fantastiliardo di minchiate galattiche, ma siccome sono molto intelligente (potete ridere) sto formulando una mia teoria: qualunque cosa ci serva, secondo me deve essere grossa.

Perché le dimensioni contano, eccome, e fanno la differenza.

Prima di tutto credo si debba avere un grosso cervello, un mega encefalone.

Con un grosso cervello fin da piccolo avrai il pieno controllo di te stesso, delle tue emozioni, e le idee molto chiare su quello che vorrai fare sulla base delle tue capacità.  Un grosso cervello ti porterà a fare scelte ponderate, programmi sensati per il tuo futuro, e con una buona predisposizione al ragionamento nulla ti passerà inosservato, anzi, saprai analizzare cose e persone intorno a te e farai scelte personali e professionali coerenti, conseguenze di questa tua capacità di discernere. Io se penso ad una persona così, mi sento un po’ una sfigata, una scappata di casa perché questo tipo di razionalità non la sento mia e la mia passionalità mi ha portata spesso a deviare da ciò che viene definito buon senso.

Il mega encefalone da solo, però, non basta.

Ci vuole anche un grande cuore.

Quanto sono importanti le emozioni nella nostra vita? E l’amore, ne vogliamo parlare? Che ti senti scuotere le budella quando si avvicina.

Una grande apertura di cuore ci porta ad amare molto e a saper riconoscere e ricevere amore. Non parlo solo delle emozioni tra uomo e donna, o tra uomo e uomo o tra donna e donna, ma dell’amore in senso generale, come approccio alla vita e disposizione verso gli altri. L’amore per se stessi, per le cose che si fanno e per le persone che si scelgono per fare quattro passi insieme nel sentiero accidentato con quei muri che se li scavalchi poi c’è la merda che ti aspetta. E allora, visto che gli ostacoli sono molti e infingardi, ‘sta chiacchierata meglio farsela con gente per cui proviamo qualcosa, no?

Ovvio, alla base c’è sempre il mega encefalone che supervisiona. Certamente il mega encefalone non ti può risparmiare di imbatterti in amorazzi strappalacrime e strappamutande che ti portano al manicomio, famiglie che sono esse stesse un manicomio, rapporti di amicizia poco chiari, ma ti farà prendere le distanze da tutto questo a favore di relazioni più sane per il tuo equilibrio mentale.

Il cervello sa sempre ciò che il cuore fa o ha intenzione di fare, e la differenza sta nell’ascoltarlo o no. Io per esempio – come molti – devo avere il cuore sordo, perché sono sicura che più di una volta i segnali acustici mandati da quella pappetta informe che ho in testa superavano la barriera del suono, eppure ho ignorato volutamente le trombe che mi risuonavano nelle orecchie e mi sono lanciata nello scavalcamento del famoso muro. La storia finiva con me che precipitavo come un sacco di patate a velocità supersonica dentro al ben noto mare di merda e sparivo sotto quelle meravigliose onde marroni. E come me, quante persone fanno il salto della quaglia oltre il fetentissimo muro? Però poi si risale, bisogna provarci, anzi, si deve risalire, sempre.

Ma come?

Non sono sicura, ma forse utilizzando il terzo organo che deve essere fottutamente grosso.

Il fegato.

Eh si, nella vita ci vuole un gran fegato per affrontare i casini che si parano davanti a noi con la stessa delicatezza dei testimoni di Geova alle otto del sabato mattina. A differenza dei Testimoni, però, non li puoi impallinare col fucile da caccia di tuo nonno, imprecando e minacciandoli. I casini non son mica fagiani che li fulmini con un colpo sul culo, i casini se ne vanno solo se li affronti. Non è facile, a volte è quasi impossibile, ma questa vita non ci offre alternative, ci sfida a testa o croce. O vivi o muori.

Il fegato a questo punto ti serve per alzarti la mattina e decidere che vuoi andare avanti, te lo meriti e te lo devi. Per sederti ad un tavolo immaginario, solo con te stesso, a cercare la soluzione. Ti serve per superare il dolore di una perdita, sia una persona che ami, o il lavoro o mille altre cose, e per ripetere come un mantra celapossofare, celapossofare, celapossofare.

Poi ce la fai, perché hai avuto il coraggio di non mollare, hai avuto fegato. Operazione più facile a dirsi che a farsi, quante volte siamo tentati di mollare il colpo perché fa troppo male affrontare la realtà, io personalmente ho la mia bella medaglia d’oro nella specialità, ma per fortuna ho anche un pochino di fegato, così traballo tanto, barcollo molto che sembro un tavolo con una gamba più corta, ma ci provo. A volte ci riesco meglio di altre, altre volte limito i danni, e si va avanti veloce.

Cervello, cuore e fegato, dunque. Ma manca ancora un pezzo del puzzle.

Manca ancora lui, egli, esso.

Codesta parte del corpo essenziale per poter condurre una vita meravigliosa.

Il segmento fondamentale per imboccare la strada giusta al primo colpo, per innescare una serie di meccanismi astrali e congiunture intergalattiche tali da far ribaltare in positivo ogni scelta, ogni situazione, ogni prospettiva.

Il culo.

Perché va bene tutto, molto belli i discorsi su cervelli abnormi, cuori dilatati e fegati debordanti. Decisamente convincenti.

Ma se nella vita non hai un gran culo, è tutto un po’ più complicato.

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