Entropia


In fisica l’entropia è la misurazione del disordine, la grandezza che in qualche modo quantifica il passaggio più o meno graduale da uno stato di ordine a quello di disordine nelle molecole che compongono un sistema fisico. Quando aumenta il disordine, significa che è aumentata anche l’entropia, e vale anche il contrario.  Immaginiamo di essere seduti nel nostro locale preferito davanti alla spiaggia, e pensiamo al ghiaccio che galleggia nel nostro cocktail: quando inizia a fondere il livello di entropia si sta alzando, ossia il passaggio dallo stato solido dell’acqua a quello liquido altro non è che un’esplosione di disordine.

Le leggi fisiche ci insegnano, dunque, che l’ordine di un sistema poggia le basi su un equilibrio precario e che in quanto tale, non va dato per scontato e va preso per quello che è, ossia un momento transitorio, uno stato di passaggio, una condizione per niente sicura.

Associato a noi esseri umani che ci prefiggiamo obiettivi, facciamo programmi a medio e lungo termine e cerchiamo di realizzare un’esistenza “ordinata”, è un concetto che può essere destabilizzante. Allo stesso tempo, però – in quanto fenomeno naturale spontaneo – potrebbe significare che la natura concepisce l’ordine non come un punto di arrivo ma come parte di un processo evolutivo delle cose o come punto di partenza che può – in certe condizioni – condurre al caos. Il ghiaccio sotto il sole, si scioglie, appunto.

Fin da bambini veniamo instradati verso l’ordine perché esso è disciplina, rigore, controllo e appartenenza ad un gruppo e in quella fase della vita penso sia giusto così: si studia, si fanno i compiti, si danno gli esami, si superano e si passa al livello superiore composto dagli stessi steps, solo più difficili. Poi si va a lavorare, si mettono via i soldi, si prende una casa, si paga il mutuo o l’affitto, si va in vacanza. Parallelamente si va in chiesa, si fa la comunione, la cresima, ci si sposa, si fanno i bambini, si invecchia e poi si muore.

Il programma generale per tutti è più o meno questo, anche se ognuno di noi appone delle modifiche su questo o quel passaggio dando delle piccole scosse al sistema che generano livelli vari di entropia.

Se non esistesse il libero arbitrio, talvolta la follia, il genio, i desideri, i sogni ad occhi aperti, i sentimenti, le svolte, le sfighe, probabilmente i livelli di entropia dell’essere umano sarebbero contenuti e tranquillizzanti, ma l’essere umano è entropico per sua natura e spesso dopo aver cercato ordine desidera solo il caos.

Siamo tutti cubetti di ghiaccio che fondono alle giuste condizioni, e siamo alla ricerca costante di un equilibrio molto personale, soggettivo, spesso frainteso o incompreso da molti, il che ci fa sentire sbagliati e fuori posto. Allora correggiamo il tiro e ci allineamo al mondo nel tentativo di produrre ordine nelle nostre vite seguendo l’esempio altrui,  il che può portare ad ancora più caos.

Il desiderio di appartenere al gruppo e di fare le cose socialmente accettate ci espone al rischio di stravolgere questa legge fisica, se ci pensiamo bene, perché nel tentativo di mettere ordine nella nostra vita imitando quella altrui, spesso ci scopriamo più disorientati di prima e più “disordinati” di quando pensavamo di essere nel caos.

Penso ai rapporti tra le persone: quante coppie vivono assieme per abitudine, fanno figli per convenzione, soffocano i loro desideri per essere socialmente rispettabili. Quante poi incrementano i livelli di entropia eliminando il dialogo, parlando quasi a gesti e versi gutturali come le scimmie, accettando supinamente compromessi inaccettabili, mentendo con se stessi e col mondo.

Quanti di noi accettano un lavoro che li fa stare male, fino al punto di ammalarsi per “troppo caos” o – peggio – “troppo ordine”?

Quanti di noi non scelgono ma si fanno scegliere, lasciandosi passare la vita sopra come un camion e uscendone, at the end of the day, stritolati?

Qual è il livello di entropia quando prendiamo strade che non ci assomigliano? Altissimo, ed è direttamente proporzionale al disincanto, all’insoddisfazione, al vuoto nella pancia che sentiamo al mattino appena svegli.

Per fortuna, però, sono tutti stati transitori e, come tali, modificabili.

Forse la chiave non è cercare un ordine oggettivo che ci faccia accettare dal mondo, forse la password per entrare nella nostra vita con decisione è una parolina di dieci lettere: “soggettivo”. E forse l’atteggiamento da adottare è ignorare l’ordine altrui, magari osservarlo ma non farlo proprio per un dovere sociale, e smetterla di pensare che la vita sia un processo che va solo avanti. Capire con le viscere qual è la strada e imboccarla alla ricerca di uno smarrimento che ci porterà a casa. La nostra casa.

La vita va senz’altro avanti in senso fisico, ma ad un livello più profondo e percepibile solo se ci si concentra su se stessi, al posto di una linea retta “disciplinata” si vede una serie di curve e traiettorie incontrollate che vanno avanti, indietro, a destra, a sinistra, di picchi seguiti da discese verso il basso, di risalite graduali o acute.

Non penso sia importante che il ghiaccio diventi liquido o che l’acqua, alle giuste condizioni, si trasformi in ghiaccio: forse l’unica cosa importante è che il bicchiere in cui questo miracolo avviene, sia il nostro.

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9 commenti

  1. l’entropia non esiste.. l’universo è sintropico tende sempre all’ordine..il suo..questo è il grosso problema..viviamo secondo regole imposte che crediamo vere…più si seguono le convenzioni e più si viene svuotati della propria energia vitale..tutti i futuri sono possibili abbiamo solo disimparato a scegliere quello che può renderci felici..

  2. ordine e caos, eterna lotta come quella tra il bene e il male …
    chissà perchè a me l’ordine mette un pò angoscia 🙂

    un’altro scritto su cui riflettere !

  3. La prima cosa che posso dire leggendo questo post è che non solo scrivi bene, ma i contenuti sono a dir poco brillanti.
    E poi questo argomento porta a pensare a tutte quelle domande esistenzialiste che dovrebbero in teoria migliorare il nostro stile di vita, in quanto ci dovrebbero far aprire gli occhi così da diventare più decisi, e senza paura.
    Il sapore che hai lasciato? Bella domanda. Di certo qualcosa di buono, quel sapore che serve ogni tanto perché certi periodi lasciano proprio l’amaro in bocca.

    A presto.
    Anna

    • Anna, per prima cosa grazie a te per il tuo commento. Sono contenta di averti lasciato un buon sapore in bocca, spero di aver compensato almeno in parte un gusto amaro che, percepisco, ancora senti. Io non so quale sia la regola per trovare il proprio ordine o meglio, il proprio caos (e l’amaro in bocca con tutte le montagne russe emozionali che vivo lo sento anche io, credimi) ma sono convinta che per ognuno di noi la strada sia diversa. Io ogni volta che non decido con la mia testa ma mi associo al pensiero comune, pensando così di far bene “perchè fan tutti così”, sono sempre un pò più triste. Grazie ancora, torna a trovarmi presto.

      • Mi ha fatto piacere leggerti (sia il tuo post, che la tua risposta al mio commento) e ti leggerò ancora.
        Si, l’amaro lo sento ogni tanto e ‘ingozzarmi di nutella’ non aiuta a toglierlo definitivamente.
        Quello che dici sul vivere senza associarsi al pensiero comune lo penso anche io, e se non da sempre, beh da un po’ di tempo, penso che sia la cosa migliore per vivere bene.

        A presto e grazie per il follow. 😉
        Anna

    • Non sei sola Liz, non sei sola, siamo tutti oscillanti tra ordine e caos e io personalmente credo che il mio caos sia semplicemente il mio ordine. Grazie per il tuo commento, a presto.

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