Sexotan


Soffri di frequenti sbalzi di umore?

Quando al mattino ti alzi ti senti come un orso polare (o meglio, bipolare) che vaga su una desolata banchina del polo senza nemmeno un pinguino da divorare a colazione?

Quando ti guardi allo specchio non vedi nessuno?

Quella che hai legata intorno al collo non è una collana di Cartier ma una gomena per ormeggiare i traghetti?

Se hai risposto si ad almeno una di queste domande significa che sei depressa, cara amica.

Ma ho scoperto un metodo infallibile per far avere un’erezione al tuo umore: farti innaffiare da un bell’uomo.

Secondo recenti studi condotti su circa trecento donne newyorkesi da gente che ha del tempo da perdere, pare che quelle di noi che hanno rapporti sessuali senza l’uso del profilattico e si fanno inondare dalla piena del sacro fiume bianco, siano di umore più stabile e alto rispetto a quelle che praticano l’astinenza o che usano il famoso contraccettivo di “barriera”.

Io sono un po’ confusa. Posso capire se si parla di coppie stabili, ma non mi riempirei troppo la bocca (scelta di parole discutibile in questa sede) se si parla di relazioni “mordi e fuggi” e incontri occasionali in genere.

Dopo anni di propaganda per diffondere – giustamente – l’uso del profilattico onde evitare di incappare in bazzecole infettive come l’AIDS, adesso ci vengono a dire che i guantini li dobbiamo mettere solo ai bambini in inverno (bambini che metteremo al mondo a getto continuo perché non usiamo precauzioni) sennò nella scena successiva di questo film tutte a saltar giù dalla finestra senza paracadute intonando una canzone a caso del festival di Sanremo.

Le motivazioni di questa teoria sarebbero da ricercare nel cocktail magico contenuto del sacro fiume bianco: spicca tra tutti la famosa ossitocina, ormone che risolleverebbe l’umore anche a Kafka, mescolata con un po’ di cortisolo e – immagino – altri ingredienti tipo la fantatrombina, la megascopina, la turbosveltina.

E io che pensavo che quell’umore da Heidi che balla con le caprette sui monti che ci viene a noi femminucce dopo esser state manomesse, fosse dovuto alla performance. Balle.

La ricerca americana sottolineava anche il metodo di somministrazione dell’antidepressivo in questione: va bene tutto, sia assumerlo “alla spina”, che per via “tradizionale”. Non era specificato se va bene anche “da tergo”, ma se così fosse ci sarebbero anche molti uomini meno depressi, e io ne vedo anche troppi in giro, quindi penso che l’assunzione “di spalle” non funzioni.

Considerato che al momento per vari motivi tra cui l’astinenza, ho un mucchio di tempo per rimuginare su tutte le minchiate che leggo sul web, nel pensare e ripensare mi è venuto in mente che gli antidepressivi vanno assunti in dosi ben precise per varie volte al giorno, onde evitare l’insorgere di fastidiosissimi effetti collaterali tipo ansia, manie di persecuzione, disordini neurologici e scazzo. Gli scienziati in questione, però, hanno spiegato tutto tranne due cose: A) quante volte assumere la medicina miracolosa e B) come assumerla senza rivelare al nostro partner che c’è un fetentissimo Godzilla depressivo che ci divora da dentro. Non sta bene dirlo, non fa fine e ci fa smarronare. La depressione è l’unica malattia di cui non si può parlare, perché diversamente dalle altre ti fa giudicare moralmente e fa allontanare le persone da te come se fosse contagiosa. Ma questa è un’altra storia.

Ritornando al pruriginoso punto B), questi fantamedici che, se emigrati da paesi come il nostro dubito siano stati collocati nella famosa “fuga dei cervelli”, hanno trascurato un elemento fondamentale: nessun maschio adulto vuole una femmina adulta depressa al suo fianco, o meglio, nessun maschio vuole sapere se lei lo sia o meno, per cui meglio non far capire al nostro amato bene, nostro serbatoio regolatore dei livelli di serotonina, che ci sentiamo come una cacca di cane schiacciata con gli anfibi su un marciapiede di una strada di periferia quando piove.

Quindi, come assumere il fluido magico a intervalli regolari senza che l’omino in questione si accorga che lo stiamo facendo per ragioni terapeutiche? Meglio dire la verità (mi servi sennò faccio il gioco dell’impiccato col lampadario della sala) o mentire (sono tutta un fuoco, spegnimi col tuo idrante)?

Gli scienziati atomici tacciono.

E allora rispondo io.

Meglio mentire, mistificare, contar balle e farsi delle belle spremute di ossitocina, cercando di evitare di spiegare come mai da un giorno all’altro ci siamo trasformate da Suor Germana in Suor Moana.

Sappiamo benissimo che gli uomini, al pari delle donne, nel lettone non vogliono sentirsi usati, e come dargli torto. Tutti vogliamo essere desiderati per il gusto di esserlo, vogliamo essere scelti e travolti dalla passione spontanea e dall’animale istinto del possedere e dell’essere posseduti.

Da che mondo è mondo, un uomo a letto vuol sentire che comanda lui, che ha la situazione in pugno.

Quindi, care amiche, nel momento clou ricordiamoci di chiamarlo Superman, che se lo chiamiamo Lexotan, se ne accorge.

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10 commenti

    • Bene Susy!!!! Spero tu non stia piangendo, però 😉 Grazie cara di avermi letto, a presto! PS se prometti che continuerai a leggermi, ti regalo un container di Kleenex.

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