C’era una volta (e non c’era niente)


C’era una volta che non c’era niente.

C’era una bambina con un cappuccetto rosso che andava dalla nonna a portarle un po’ di cibo perché lei era ammalata. C’era che la strada nel bosco era asfaltata e passavano milioni e milioni di macchine col clacson strombazzante e le luci accecanti. C’era che il lupo non c’era per davvero, si era estinto, ma c’era tanto smog, quello si che c’era.

C’era che la nonna era ammalata perché aveva troppo lavorato nella fabbrica lungo la sua vita e c’era che il nonno non c’era più, mangiato un po’ dal fumo e un po’ dall’alcool.

C’era che la casa della nonna era piccola ma bella e ordinata, tenuta così dalla sua badante rumena.

C’era che Cappuccetto Rosso voleva mandare un sms a sua madre e chattare un po’ su Facebook non appena arrivata dalla nonna ma il cellulare non prendeva in mezzo al bosco e, quindi, il segnale non c’era.

C’era che il cacciatore era suo padre che aveva divorziato da sua madre e per poter pagare gli alimenti se ne andava in giro armato del suo bel fucile per catturare lupi e forse orsi, che però non c’erano. Così il padre di Cappuccetto Rosso gli alimenti non li pagava.

C’era che la madre di Cappuccetto doveva fare due lavori per mandare la figlia in palestra e pagare l’estetista che le faceva il french sulle unghie, e la bolletta del telefonino, oltre che il cibo e i vestiti griffati.

C’era che l’estetista di Cappuccetto Rosso era Cenerentola che dopo essersi separata dal Principe Azzurro, rivelatosi gay, aveva ripiegato su un mestiere che aveva sempre sognato di fare e che la faceva sentire più bella. C’era che tutti quegli anni a pulire, lavare i pavimenti in ginocchio, strofinare e spolverare, le avevano reso le mani come due ferri da stiro, ruvide e pesanti, per niente femminili, e lei covava da sempre l’inespresso desiderio di farsi un bel restyling e magari farlo pure alle sue amiche.

C’era che dopo un corso accelerato di estetica, aveva aperto il suo primo negozio ai margini del bosco asfaltato e da lì in pochi mesi il suo regno si era dilatato a dismisura fino a diventare un vero e proprio franchising. “Il castello incantato”, questo il marchio, era diventata una miniera d’oro,  e Cenerentola poteva comprarsi milioni e milioni di scarpette di Manolo Blahnik senza battere ciglio. E se ne perdeva una uscendo dalla discoteca? E chissenefrega.

C’era un rammarico, però, quello a volte c’era e la prese un bel dì che pensava a ciò che c’era, ma anche a ciò che nel suo dorato regno non c’era.

C’erano abiti di lusso, clienti affezionate, amiche divertenti, amanti sconvolgenti, viaggi in questo e quell’altro mondo, ma un bambino no, lui non c’era.

C’era che il principe gay che aveva preferito fuggire col damigello di corte piuttosto che giocare con lei al medico e la principessa ammalata. C’era che poi lui padre lo era diventato, aveva trovato un utero in affitto anche perché comprarlo non poteva: era quello della bella addormentata nel bosco, che quando si era svegliata aveva capito che quello era un modo redditizio per non lavorare e per prendere il sussidio.

Venne quindi il giorno che Cenerentola, a causa degli ormoni, delle telenovelas o di una canzone di Gigi D’Alessio, fu presa da una malinconia pazzesca e si vestì di tutto punto per andare a guardare, come fosse nel Teatro del Bosco Asfaltato, i bambini che uscivano gioiosi e vocianti dall’asilo lì vicino. C’erano bimbi di tutti i colori, bianchi, gialli, neri, nero chiaro, nero più scuro e tutti erano bellissimi, accomunati da un sorriso furbetto stampato in volto.

Chi è la mamma più contenta tra queste? si chiese tra sé e sé, ma era difficile rispondere perché tutte sembravano troppo stanche – prese da una vita frenetica tra casa e ufficio – per abbozzare un vero sorriso, tutt’al più sorridevano di rimando allo sguardo contento dei figli.

C’era una donna tra tutte, però, che la colpì per davvero: una ragazza dai bellissimi capelli neri, un fiocco rosso in cima alla testa e un abito blu e bianco, lunghissimo. La colpì perché era bellissima ma con un’aria devastata, stravolta da una stanchezza evidentemente esagerata.

C’era che allora Cenerentola si avvicinò a lei con un po’ di soggezione ma propositiva, ci sapeva fare col marketing, lei: abituata com’era a rendere più belle le donne nel suo mondo, voleva dire alla povera ragazza sconosciuta di non disperare, che con l’aiuto di creme, laser, botox e ialuronico si sarebbe sentita meglio in men che non si dica.

Ma quando si avvicinò e iniziò a parlarle di questo e di quel trattamento, la giovane donna imbronciata saltò su e le disse Ma lei sa cosa vuol dire avere sette, dico sette, creature da portare a calcio, in piscina, a pianoforte, a cavallo, ai Boy Scouts??? Ma lei… vive nelle favole??? Riesco a stento a mangiare una mela al giorno!

E c’era che stavolta non c’era niente da dire.

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