Tatuaggi, chiese e canzonette


Ebbene si, ci sono giornate che sono proprio nate per farti sentire il fastidio addosso, il prurito sulla schiena e sul collo come quando ti metti una maglia di pura lana senza una canottiera sotto e gratti fino a farti quei segni rossi che sembra che sei stata attaccata da una tigre del Bengala. E ieri era una di queste, che tu c’hai già i tuoi pensieri e ti ci manca pure la burocrazia inceppata di questa Itaglietta: andare per uffici pubblici quando già sei capovolta dai salti mortali estremi della tua testolina può essere un cocktail micidiale, provare per credere.

Titolo della giornata: Pessimismo e fastidio. Sottotitolo: Cazzo, come mi sento sola ad affrontare tutto. Sola al mondo. Aiuto

Con questo meraviglioso spirito kafkian-leopardiano mille pensieri mi attraversano la testa perché in questo periodo ci sono un sacco di cose in ballo, o meglio, ci sono un sacco di cose che devo e voglio sistemare e quando sei in quelle giornate da “tigre del Bengala”, sembra che tutte le paranoie si siano date appuntamento per incontrarsi nel tuo povero cervello ad una certa ora con l’intenzione di non mollarti fino alla mezzanotte, almeno. Le mie paranoie o paturnie, chiamatele come volete sono molto precise al riguardo e ho il sospetto che spesso si mettano d’accordo per farmi degli scherzi, prendermi un po’ per il culo quando non me lo aspetto e via così, passando il tempo a ridere di questa povera me.

Quando è così, non mi rimane che fare “muro”, e cercare almeno di controbilanciare questo attacco dell’Armata della Paturnie Combattenti. Non mi oppongo veramente, è un muro semitrasparente e morbido il mio, perché ho sempre paura di scatenare l’effetto opposto e di farle aumentare a dismisura, ma provo a contrastare un po’ la tendenza merdosa della giornata.

Così prendo una decisione storica, perché io sono una donna tutta d’un pezzo, a me non la si fa, e vado a prenotare il mio prossimo tatuaggio. Temeraria come sono in questi frangenti prendo il treno e vado in centro nello studio dove ho fatto il mio primo tattoo e prenoto un bel fiore di loto che occuperà per sempre il deltoide del mio braccio sinistro, proprio vicino alla farfalla e ai fiori di ciliegio che mi tengono compagnia da un paio di anni.

E sono già un po’ più contenta, ma non ancora doma mi spingo a piedi verso il centro storico che mi piace tanto, è il posto più bello di Genova, non c’è gara. Per la precisione faccio un tratto sul bus fino a Piazza de Ferrari e penso che sono fortunata ad essere magra perché mi sento pressata come dentro ad una scatola di sardine e la sensazione è che ci sentiamo tutti allo stesso modo perché io e i miei compagni di viaggio ci guardiamo negli occhi con uno sguardo un po’ così, quell’espressione un po’ così, come scriveva Paolo Conte, tra lo scoglionato e il solidale. Cose che capisce bene chi è abituato a viaggiare sui mezzi pubblici di questa città. Ma porto pazienza, oggi devo combattere contro l’Armata delle Paturnie Combattenti e me ne serve tanta.

Ho voglia di camminare, tantissima voglia. E ho anche voglia di guardarmi intorno.

Passo davanti alla chiesa di San Matteo e mi spingo giù verso Piazza delle Vigne e, cosa rara ma non impossibile per me, entro nella chiesa. Adesso ho voglia di prendermi un momento per me, a volte lo faccio, e farmi una chiacchierata velocissima con uno dei miei idoli di quando ero bambina. Mi considero un’ agnostica, mi faccio sempre un casino di domande e sono troppo logica per avere fede ma ho sempre creduto che Cristo sia stato sulla terra per davvero e che fosse un tipo giusto, uno con carisma e idee da vendere, un uomo con le palle, che non a caso ha fatto la fine che ha fatto. Mi ricordo che da bambina quando andavo a catechismo ero già piena di dubbi e di domande a cui non sapevo rispondere, e le risposte altrui non mi soddisfacevano mai, ma ricordo che mi soffermavo a guardare con amore le immagini disegnate sul libro che lo ritraevano, perché lui era uno tosto e mi piaceva un casino. Poi ha i capelli mossi e la barbetta, che figo. In piedi all’ingresso della Chiesa delle Vigne mi faccio due chiacchiere con lui, facendogli presente che sono stanca morta per tutti i motivi che lui sa e che giornate come questa (e i motivi lui li sa) mi uccidono. Si, lo so che dirlo a uno appeso a una croce potrebbe sembrare di cattivo gusto, ma tant’è glielo dico, ho la faccia come il culo. E gli dico pure che se magari aiutasse un po’ quella personcina che amo tanto e non sta bene, sarebbe cosa buona e giusta. Chissà se c’è, e se c’è se mi ascolta, e se mi ascolta chissà cosa ne pensa. Ma allora se c’è esiste quello in cui non so se credo, e se invece non esiste come al solito parlo da sola. No, basta con le domande, se sono qui è perchè ho bisogno di uno specchio con cui parlare, come tutti, e lui mi sembra quello giusto. Poi giro i tacchi e me ne vado.

Proseguo fino a via San Luca e mi butto dentro alla libreria nella piazzetta e sempre per la legge del controbilanciamento dell’Armata delle Paturnie Combattenti, mi regalo due libri infischiandomene di non guadagnare un soldo da mesi grazie all’Inps che con molta calma gestisce i pagamenti della mia disoccupazione e mi dirigo a piedi verso la fermata del bus, che ho voglia di tornare a casa.

Scendo verso Piazza Caricamento passando per Vico delle Mele, che bel nome per un vicolo mi viene da pensare, e mentre attraverso la piazza mi guardo intorno e c’è una bella luce. Genova è proprio bella, ma perché mi soffoca così? Boh. Forse sono io che sono troppo inquieta, forse è solo un momento, ma mi distraggo dai soffocamenti e mi concentro sulla luce che c’è. I miei pensieri vengono interrotti dalla conversazione di due ragazzine che incrocio nella piazza. Oh ma che cazzo dice quella.. che ce l’ho con lei?? E l’altra Eh si… che cazzo dice, ooooh. E ancora No perché si cioè che cazzo si crede di essere quella che c’ha diciottanni e c’ha il culo mollo. E l’altra E si ce l’ha mollo, oooh. E ancora Che io vabbè, io ce l’ho grosso però lei ce l’ha mollo.

E mi scappa da ridere. Penso che noi donne siamo veramente delle streghe a volte, ma viste dall’esterno – se non sei tu quella col culo mollo – anche troppo divertenti.

Mi siedo sul bus, non so se sono i libri che ho in borsa o le streghe col culo grosso ma le paturnie iniziano a fare le valigie e quando arrivo a casa, dopo aver letto un bel po’ di pagine di entrambi gli acquisti, va già meglio. E addirittura, decido di lavare le ante del mobile della cucina che sono più opache degli impiegati dell’Inps. Prodigio, mi dico, guarda come una giornata può prendere un’altra piega se prenoti un tatuaggio, fai due discorsi con Cristo e ti dai alla lettura.

Ma manca ancora qualcosa: una bella canzonetta.

Allora accendo il computer e mi collego a Youtube, scelgo un video, alzo il volume e in piedi sulla scaletta a pulire in cima alla cucina – in preda ad un attacco di eccesso di autostima – faccio un duetto con Freddie Mercury sulle note di “Bohemian Rhapsody”. Lui canta meglio di me, ok, ma è morto – riposi in pace – io invece sono stonata ma viva, quindi chissenefrega.

Is this the real life? Is this just fantasy? Non lo so, Freddie, ma tutto sommato per oggi è andata bene così.

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4 commenti

  1. ti stavo aspettando … avevo voglia di leggerti e mi hai esaudito
    Non mi deludi mai Ste, sempre perfetta, sagace ed ironica al punto giusto …
    B-R-A-V-I-S-S-I-M-A !

    • Grazie Fulvia! Ieri mentre ero in giro nel centro storico ce l’avevo già tutto nella testa, scriverlo è stato un attimo. Mi piace che ti piaccia!!! Grazie ancora. baci

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