Cose scontate


Ieri sera mi è successa una cosa un po’ particolare, proprio mentre ero in coda alla cassa del discount.

Premetto che ero entrata saltellante con l’Ipod nelle orecchie canticchiando “ho deciso di perdermi nel mondo, anche se sprofondo” e sospetto che, se provo ancora a fare un’altra entrata come quella, la prossima volta il direttore mi chiederà di fare il test antidoping. Mica siamo al circo Togni, signorina, mi dirà. E si guardi un po’ la carta d’identità ogni tanto, che non ha mica più vent’anni, rincarerà la dose. Veramente non ne ho nemmeno più trenta a dirla tutta, risponderò orgogliosamente io col petto in fuori. E pensando che non ne ho più nemmeno quaranta mi verrà una crisi depressiva acuta e lascerò il supermercato con la coda tra le gambe come un cane bastonato.

A parte questo film che mi sono fatta nella testa, per me il supermercato “risparmioso” è una sorta di teatrino, soprattutto quello lì, quello dove mi capita spessissimo di fare le peggiori figure, ultime tra tutte l’essermi tirata in testa una confezione famiglia di salmoni affumicati e aver fatto esplodere una lattina di birra che mi ha lavata dalla testa ai piedi. I commessi mi adorano e sono sicura che a breve mi chiederanno l’autografo.

Il discount mi piace perché spendo poco, compro tanto, e sono circondata da tante cose buone e dalle confezioni colorate, che mi sento una sorta di Alice nel paese delle Meraviglie con un piccolo portafogli ma uno stomaco grande ed il mondo, tra una lattina di birra esplosiva e un salmone volante, sento che mi sorride. Ieri poi, ero particolarmente allegra e vivace mentre mi aggiravo tra gli scaffali afferrando formaggi buonissimi che fanno malissimo e micro merendine al cioccolato che mi fanno raggiungere apici di piacere insperati.  Applico alla vita i puntini di sospensione, continua Morgan e mentre lui se la canta io mi avvicino – soddisfatta – alla cassa e mi metto in coda dietro ad una signora che avrà, su per giù, una sessantina d’anni.

Mi guarda e mi sorride, ed io le sorrido di rimando.

Io… un tempo era semplice, ma ho sprecato tutta l’energia per il ritornooooo insiste la voce nelle cuffiette, mentre la signora – che non ha preso il carrello e porta a fatica la spesa in braccio come un bebè – mi guarda e mi dice qualcosa.

Levo le cuffiette per educazione, cerco di ricordarmi la carta d’identità e le chiedo di ripetere.

Mi dice sa ho tanto male al braccio e le rispondo metta la roba nel mio carrello poi la dividiamo alla cassa e lei mi ribatte è per via dell’intervento.

Ah, penso tra me e me, ecco una che vuole “attaccare bottone” e non mi mollerà più finché non sono allo stremo. Le dico mi spiace signora, ma se le fa male il braccio posi la spesa nel mio carrello.

Non è il braccio, è che mi hanno tolto un tumore al seno.

Ah.

Rimango con la faccia come le statue di marmo. Paralizzata e muta con le cuffie in una mano, l’altra a tenere il carrello e l’aria ebete spalmata dalla fronte al collo.

Quando una persona mi lancia una bomba così, non so cosa dire. Penso che mi dispiace ma non conoscendola non riesco a esternare il dispiacere né ad abbracciarla perché si crea in quel momento una strana alchimia tra l’intimo estremo e la superficialità di un incontro al supermercato, e le due cose non riesco a tenerle assieme se non a fatica.

Sa, continua, è la seconda volta e ora mi è uscita pure una metastasi alle ossa.

A quel punto passo da pietrificata a mummificata sperando che abbia pietà di me e non vada oltre, e non riesco a dire altro che mi spiace mi spiace tanto signora ma, non contenta, aggiungo una cazzata gigante però ha un bell’aspetto signora…

E sto facendo la chemio e la radio…

Bè… vuol dire che funzionano perché ha davvero una bella pelle, guardi che bel viso che ha.

Ma come cacchio si fa a dire a una donna col cancro che ha una bella pelle? Stefania, riprenditi! mi ripeto mentalmente

Normalmente non mi mancano gli argomenti e difficilmente rimango senza parole – chi mi conosce lo sa – ma in certe situazioni inaspettate e con persone sconosciute rimango spezzata a metà: da un lato mi dico che non le conosco, al diavolo le paranoie, ma dall’altro penso che ho davanti un essere umano che ha talmente bisogno di sfogarsi che ha scelto me, una perfetta sconosciuta per farlo.

Quanto si deve sentire sola nella sua malattia? mi chiedo. Quanto ha bisogno di vomitare il suo male se ha scelto me che non sono nessuno per lei?

Cosa penserà quando – come mi racconta – si sveglia nel cuore della notte e non riesce più ad addormentarsi? Come fa a pronunciare la parola “domani”, a coniugare i verbi al futuro, a comprarsi un vestito per la prossima primavera? La malattia apre squarci impensabili di solitudine e isolamento e questa persona che ho davanti ci è finita dentro con tutte le scarpe.

Cazzo la vita, penso.

Mi racconta poi che il marito, preso dall’ansia, è sempre più noioso da gestire e io le dico – ridendo – che gli uomini sono tutti un po’ così, che si spaventano più di noi perché, alla fine dei conti, hanno una paura fottuta che li lasciamo soli.

Parlando con lei non mi rendo conto del tempo che è passato. In un attimo la coda si è dissolta ed è il momento di pagare e separarci.

Ognuna per la sua strada, lei con le sue notti insonni, il marito ansioso e la parola domani appesa ad un filo come i palloncini. Io con le mie cuffiette, un po’ più triste di prima, a pensare che non devo dare nulla per scontato e che devo fare l’impossibile per essere felice oggi.

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8 commenti

  1. Come ho potuto sopravvivere senza? Credo che lo smartphone sia una soluzione. . .ti seguirò un po’ in silenzio non avendo in genere niente da dire. . . Besitos!

  2. Brutta storia ma bel post… Tendiamo sempre a rimuovere certe cose, ma poi la vita te le sbatte in faccia senza riguardo. Sì, bisogna cercare di essere felici oggi, apprezzare quello che si ha e …essere fatalisti!

  3. Ma ti mi leggi nel pensiero ? Quando penso che vorrei leggerti mi comprare un tuo scritto 🙂 è mai roba da poco 😉
    Mi è piaciuto molto STE e conoscendoti sono certa che è andata proprio così … Anche oggi grande spunto di riflessione dalla mia scrittrice preferita

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