Soprattutto il lunedì (lascia dormire il gatto)


Mi succede soprattutto il lunedì mattina al risveglio.

Resettata da una notte di sogni più o meno piacevoli e colorati che affondano nei miei sensi, il lunedì mattina collego cuore gambe e cervello e avvio l’elaborazione dei dati.

Sono ancora sdraiata con i capelli sulla faccia in ordine sparso che inizio a pormi mille domande su cosa e come fare per chiamare vita questa esistenza. La gatta che sta comodamente acciambellata sulla mia testa si sposta sentendo il ticchettio del mio orologio interno e lo stridio delle rotelle che iniziano a girare. Ha paura che mi esploda il cervello e, nel dubbio, si acciambella nuovamente – è il suo mestiere, la pago per questo – ma a distanza di sicurezza. Io farei lo stesso se avessi a che fare con una testa scalmanata come la mia.

Prima, quando lavoravo in azienda ed ero socialmente collocata nell’ordine naturale delle cose e nella gerarchia di un organigramma in cui ero uno zero, mi succedeva ma solo in parte. Di solito si limitava a quesiti amletici che riguardavano per lo più la mia vita privata, e i progetti da fare in sostituzione di quelli andati in quel posto là, a fanculo. Poi mi alzavo, e dopo una doccia e un tè ero pronta per ributtarmi nella giungla fatta di traffico, lunghi orari d’ufficio, facebook e qualche sms, giungla dove io mi dondolavo pigramente come un macaco appeso al ramo di un baobab. Adesso che il lavoro non c’è più e faccio finta di cercarne uno serio, anzi Serio con la S maiuscola e sibilante, tutta questa scia di riflessioni mattutine riguarda l’universo di cui io sono il centro, cioè la mia vita in toto.

Al mattino presto, così come durante la notte, mi sembra che i pensieri siano più complessi che in altri momenti della giornata, forse perché in attimi di relax ci si abbandona totalmente al pensiero piuttosto che all’azione, fatto sta che al mattino e durante la notte io mi sento di un cosmico che non ne avete un’idea.

Mi sembra che l’ordine dell’universo e l’equilibrio astrale dipendano da me, e che tutto ciò che tocco possa diventare cacca oppure oro. E che tutte le cose che faccio a partire dalla colazione determinino il mio futuro. Sbaglia il gusto delle brioche, e sei fottuta, Stefy. Capite che non è mica poco come responsabilità, non sono mica Paolo Fox.

A volte mi chiedo se sono normale a pormi sempre mille milioni di domande su quale lavoro fare, sulle strade da percorrere, sulle occasioni da cogliere e quelle perse, anche se l’aggettivo “normale” forse non ha senso visto che nella vita tutto è soggettivo.

Però le persone normali ci sono, esistono. Me l’hanno detto. Voci di corridoio. E le ho anche viste dal vivo.

Le persone normali come prima cosa non si fanno troppe seghe mentali e se al mattino il gatto gli dorme in testa, quel gatto lì se ne sta comodo e spaparanzato finché non suona la sveglia. Quella del suo padrone, non la sua. I gatti non usano le sveglie perché li pagano per dormire, come già detto, e sono, a mio parere, i veri detentori del potere supremo dell’universo perché hanno capito che vivere alle spalle altrui è fondamentale per assicurarsi una vita serena. In questo assomigliano molto ad alcune persone che conosco e di cui non faccio nomi per non finire malmenata, ma questa è un’altra storia.

Le persone normali il lunedì mattina mentre io sono nel mio letto, spettinata e gonfia di sonno che scompongo l’atomo e studio i massimi sistemi, sono operative: una veloce colazione, doccia, barba per gli uomini (e anche per certe donne che conosco), qualcuno legge i giornali e poi via nella giungla dei macachi.

Nel tragitto in macchina o su un mezzo pubblico qualunque che si rispetti e che sia quindi in ritardo, solo pensieri operativi: agenda con riunioni, controllo del blackberry per vedere le e-mail, e i figli da prendere da scuola e portare a fare sport. Spesa, conti, mutuo, vacanze programmate. Inoltre le persone normali hanno sempre i capelli in ordine e alle donne normali il rossetto non sbava mai. Durante le ore di lavoro le persone normali sono sempre sul pezzo e lasciano poco spazio per i voli pindarici come invece capitava a me, voli con tanto di rincorsa che mi facevano chiedere spesso come riuscissi a rimanere ancorata alla sedia tanta era la voglia di evadere.

Il lunedì sarà che è una giornata rossa (fin da piccola vedevo i giorni della settimana colorati, e la parola “lunedì” è sempre stata rosso carminio nelle mie assurde fantasie, forse mia madre metteva degli allucinogeni nella mia pappa, glielo devo chiedere.) ma la sento particolarmente impetuosa, carica di aspettative e di significati. Tutto questo, però, può essere anche una trappola perché rende tutto troppo serio prescindendo dal fattore “incognite” che è disseminato qua e là lungo la nostra vita, appunto. E può diventare paralizzante perché nel troppo pensare c’è il rischio di non agire mai.

Chi sta meglio? mi chiedo, dunque. Chi come me si pone mille domande o chi non se ne pone alcuna?

Mi viene il sospetto che forse ha ragione chi se ne pone una alla volta.

E mi viene da dire che forse la vita bisogna pensarla a pezzi, segmentarla, perché presa tutta assieme è davvero immensa, estrema, bella, ma anche molto inquietante.

Poi mi viene da aggiungere che forse ha ragione anche chi non la prende troppo sul serio e non fa troppi programmi, sennò è sempre lunedì.

E finirei dicendo che forse chi è come me, con la testa ipercinetica, deve solo imparare che tutti quei momenti in cui tutta l’urgenza di vivere si concentra e si condensa vanno filtrati col colino dell’ironia e della calma, come una buona tisana. Da bere lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e venerdì.

E nel weekend meningi a riposo e niente domande. Per non svegliare il gatto, ovviamente.

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