Caro Babbo Natale


Settimana scorsa ho chiesto a mia nipote, che ha quasi sei anni, se avesse scritto la letterina a Babbo Natale e lei mi ha risposto che si, l’aveva scritta e che gli aveva chiesto un po’ di cose anche perché quest’anno avendo iniziato la scuola, se le merita tutte. Le ho chiesto se per caso volesse scriverla anche in inglese perché Babbo Natale parla le lingue, ma mi ha risposto – con un classico giro di parole usato dalle bambine di tutto il globo – di andare a quel paese, e dubito che intendesse la Lapponia. E vabbè.

Detto questo, ho iniziato a pensare a cosa scriverei io se dovessi comporre la famosa letterina a Babbo Natale. In fondo, non ho forse desideri da desiderare, sogni che sogno, cose che coso?

E allora mi son detta Cosa chiederei al barbuto panzone col SUV di renne?

Per evitare di passare per la solita Miss Italia o velina che spera – una volta ripresi gli studi dopo aver finito di mostrare le chiappe in TV denigrando la categoria di donne cui appartiene – di salvare il mondo trovando la cura per il cancro o sfamando tutti i bambini del terzo mondo, sceglierei di volare un po’ più in basso, e di mantenere un profilo più sobrio.

Non ce la faccio a salvare il mondo, io che riesco a malapena a salvare me stessa!

Per prima cosa chiederei un radar per individuare la gente stronza, cattiva e invidiosa. Nel kit sarebbe compresa anche una pistola a raggi laser che – lungi dall’eliminare le rughe agli infami – li ridurrebbe in polvere finissima da smaltire con il terzo pezzo del kit ossia l’aspirapolvere “eliminastronzi”. Il mondo sarebbe un posto migliore e più pulito. E ci sarebbero anche meno acari.

Altra cosa che chiederei è una tuta dell’invisibilità che utilizzerei per ascoltare di nascosto i discorsi altrui al bar, al ristorante, tra colleghi, amanti, sedicenti amiche, e mi sarebbe tanto utile per scrivere deliziosi e coloriti pezzi di gossip su questo blog che prenderebbero più “mi piace” della farfallina di Belen. Ammetto che questo è un regalo che solo una stronza può chiedere per cui una volta ricevuta, dovrei stare attenta a non ascoltare i discorsi di qualcuno che ha ricevuto a sua volta la pistola laser “eliminastronzi” perché nel fare la spiona rischierei di lasciarci le penne come una gallina strozzata. Morire pronunciando Coccodè come ultima parola sarebbe veramente un modo poco estetico di andarsene, per cui – nel caso – dovrei stare molto attenta.

Caro Babbo Natale, vorrei ricevere anche due sacchi belli grossi, uno dorato e luccicante e l’altro nero come il carbone.

Nel primo vorrei mettere le cose che voglio conservare con me: l’amore che ricevo e che cerco di dare, gli abbracci della mia nipotina e il profumo della sua pelle, la corsa della mia gattina verso la porta quando rientro a casa, la telefonata che non mi aspettavo, il messaggio che non pensavo di ricevere, l’euforia quando l’aereo decolla, la creatività che non mi molla, le risate con le sorelle e le amiche, gli aperitivi insieme a brindare scommettendo sul nostro futuro sfanculando le sfighe del presente, le fotografie che scatto a tutto, le cazzate che dico di continuo. E il groppo alla gola che mi prende quando mi sento viva. E sopra a tutto ciò, prima di chiudere il sacchetto, metterei la mia voglia di sognare ancora, di sperare sempre e di cambiare ogni giorno senza perdere me stessa, finché non sarò compiuta.

Nel sacco nero metterei tutte le cose che invece mi comprimono e che mi fanno da freno in questa corsa a ostacoli che è la vita: il pessimismo di certi momenti, la sfiducia, i momenti NO in cui mi sento persa, le delusioni che mi do e che mi vengono date. Chiederei poi un razzo dove infilare il sacco e spedirlo nel buio più profondo del più lontano degli universi, per un viaggio di sola andata.

Poi firmerei la letterina e aspetterei una sua risposta o un suo cenno, non prima, ovviamente, di chiedergli anche una crema antirughe che funzioni per davvero, delle scarpe col tacco che non mi facciano male e una scorta di bottiglie di birra che duri per un po’, almeno fino alla prossima letterina.

E Buon Natale a tutti.

Annunci

10 commenti

  1. …io chiederei un sacco dove mettere buona parte dei 43 anni che mi porto sulle spalle, zeppi di delusioni ed ostacoli che avrebbero messo a dura prova anche i Fantastici 4 al gran completo!

    Poi chiederei un palloncino gigante che gonfierei fino quasi a farlo scoppiare, ma solo dopo averlo riempito con i miei sogni e le mie speranze.

    Non stringerei però il nodino di chiusura, perchè quel sottile soffio che riuscirebbe a fuoriuscire è l’unica cosa che, giorno per giorno, darebbe un senso alle mie giornate.

    Ah…quasi dimenticavo…ho i polmoni molto capienti per cui, amica mia, nel caso volessi un palloncino anche tu…

    Un abbraccio.

  2. Allora ti auguro che il sacco dorato, il prossimo anno, diventi grande come una casa, per tutte le cose belle e luccicanti che ci dovrai far stare, lì dentro! e di quello nero non se ne parli più (o proprio solo il minimo sindacale)….

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...