L’ape Maya


A che ora è la fine del mondo?

A prima vista può sembrare il titolo della canzone di Ligabue, cover grezzo-tamarra di un pezzo dei REM (Dio li benedica), ma giuro che vorrei proprio saperlo, tanto per regolarmi.

Pensavo di andare dalla parrucchiera a farmi una bella tinta verde acido per l’occasione, perché ci terrei a fare il botto con un colore un filino appariscente, di quelli che non avrei mai il coraggio di fare perché poi come cacchio mi ci presento ai colloqui e chi glielo dice a mia madre che non sono impazzita?

Che a saperlo neanche mi ci presentavo ai colloqui in questi giorni perché alla fine (del mondo) tanto saremmo tutti disintegrati per il giorno dell’eventuale assunzione (non in cielo). Tutti spazzati via: io, il mio intervistatore di turno e la poltrona dell’ufficio dell’azienda dove ho posato il culo stamattina con la mia faccia ebete delle migliori occasioni.

Se domani fosse davvero il nostro ultimo giorno sulla terra, voi cosa fareste?

Credo che in quest’ultimo anno chiunque di noi abbia pronunciato almeno una volta la fatidica frase “Eh, se fossi sicuro che finisce davvero, io…”, io credo di averlo detto un triliardo di volte, poi però subentra il senso di immortalità atavico e si va avanti con la solita vita di tutti i giorni.

Dunque, se domani fosse l’ultimo giorno per tutti, io cosa farei?

Ovviamente, non vedrei motivi per astenermi dal bere, mangiare e fumare (tanto venerdì finisco arrostita) e magari guarderei per l’ultima volta un bel film di Woody Allen. I libri non potrei rileggerli per il tempo limitato, ma di sicuro rileggerei qualche pezzo di questo blog demente.

A proposito di rileggere, cercherei tutti gli sms che ho conservato e che mi hanno toccata dentro, nella panza più profonda: “sono molto felice che tu faccia parte della mia vita… aldilà del bene che ti voglio, il tuo esserci fa la differenza,”, “Stefy sento che a un tratto poi l’amore scoppierà dappertutto”, “cazzo Ste che news la videointervista, io lo so che prima o poi tu sfondi… faccio il tifo per te”, “oggi parlare con te mi è servito tanto, avevo il morale sotto le scarpe ma con la tua magia sei riuscita a farmi ridere”,  “sei una piccola grande donna, ti voglio bene”, “sei speciale”, “Vodafone le accredita 10 euro di ricarica gratis”.

Poi mi dedicherei alle cose serie, non che Woody Allen, una birra e un tegame di lasagne non lo siano.

La parte buona di me mi farebbe fare le cose che tutti abbiamo nel cuore: baciare e abbracciare tutte le persone che amo, dire grazie a chi ha contribuito alla mia nascita, crescita, evoluzione, anche se un po’ deviata, che mi ha fatto compagnia, che mi ha sostenuta sempre. Quei deliziosi esserini che si ricordano di me, e quelli con cui ho condiviso esperienze gioiose e spensierate. Un congedo credo debba essere fatto perbene come nei film in cui lei è sul treno in partenza, affacciata al finestrino col fazzolettino in mano e lui e lì che le prende la mano (quella senza il fazzoletto perché nell’altro caso è poco estetico) e le dice ti amo ti amo ti amo, per cui bacioni e abbracciazzi spessi a tutti e, per chi è lontano, tante tante telefonate. Intanto, anche se in una sera compro una villa ai Caraibi al Signor Vodafone, chissenefrega che venerdì sono fottuta con tutti i pantaloni.

Questa è la parte buona, la metà di me con le alette e l’aureola che svolazza giuliva dalla spalla destra alla spalla sinistra suonando con l’arpa una canzone a caso dei Subsonica, ma vogliamo parlare di quell’altro esserino fetente a strisce nere e gialle e col pungiglione appuntito che svolazza per compensare la mia parte angelica e pacifica?

Io credo che ognuno di noi abbia una parte buona e una stronza, poi sta a noi dosare la presenza di una o l’altra nella nostra quotidianità, io personalmente uso di più quella con l’arpa subsonica, però c’ho anche la mia bella ape che ronza che non vede l’ora di punzecchiare qua e là.

E allora, quale migliore occasione che l’ultimo giorno della vita del pianeta per andare a distribuir forellini profondi come gli scavi per la metropolitana o, in alternativa e munita di anfibi chiodati, qualche bel calcio nel culo?

La parte ape di noi, io dico che qualche sassolino dalla scarpa se lo leverebbe.

Io un paio di persone ce le avrei in mente e restringerei il numero giusto a due o tre perché c’è troppo poco tempo e lo vorrei dedicare tutto alla parte bacioni e abbracciazzi, però due calci in culo veloci a chi so io eccome se li darei, che tra l’altro non mi dovrei nemmeno muovere da Genova, per cui mi verrebbe anche comodo. Sapete, di quelli dati senza preavviso, tipo che ti presenti lì come se ci fossi capitato per caso, ti guardi un po’ intorno con aria indifferente fischiettando e con le braccia incrociate dietro la schiena (io mi immagino con un’aria tipo Charlie Chaplin col cappellino mentre roteo il bastone), fai il giro intorno all’ignaro destinatario e poi, prendendo una rincorsa che nemmeno Usain Bolt alle Olimpiadi di Londra, spari un proiettile di potenza inaudita nelle chiappe della vergogna.

Uh, che soddisfazione veder volare qualcuno su un albero o, meglio, su un palo della luce, specialmente quei qualcuno che si credevano che non te ne eri accorta che ti avevano preso per il culo. Ma si sa, chi di culo ferisce.

Che poi, a pensarci bene, ma chi me lo fa fare di perdere tempo con queste persone? Già è sbagliato dedicargliene quando la vita appare ancora lunga, figuriamoci se non è stupido impiegare anche solo un minuto quando il tempo, e la vita, stringono.

Per cui no, nonono!, dimentichiamo la parte in cui io travestita da Charlot distribuisco pedate fotoniche: io che per fortuna non odio nessuno, neanche chi se lo meriterebbe, nell’ultimo giorno prima di diventare il nulla, scelgo l’indifferenza per le chiappe da calciare, gli sms da leggere, le lasagne, le persone che mi amano, i miei film preferiti. Perché alla fine, la fine – almeno la mia – vorrei avesse il senso che aveva prima di diventare una fine. Vorrei che fosse la ricerca di cose belle e belle persone, quelle per cui suono l’arpa dimenticandomi dell’ape che c’è in me, anzi, quelle che proprio della mia ape ne hanno solo sentito parlare, tipo leggenda metropolitana.

Un’ultima cosa per voi che mi leggete. Ho una notizia buona e una cattiva: la buona è che dicono che il mondo non finirà venerdì. La cattiva è che io continuerò a tormentarvi con questo blog.

Bacioni e abbracciazzi spessi a tutti.

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