Con le mie amiche


Settimana scorsa sveglia all’alba per andare dalla cartomante.

Ecco, ve l’ho buttata giù così, senza tanti giri di parole. Cotta e mangiata.

In realtà non ci sono andata per me – non sono un’assidua frequentatrice e sono già soddisfatta dei miei guai per volerne conoscere di futuri – ma per accompagnare una cara amica desiderosa di sentirsi dire cose che già sa ma dette col tono che ci devi credere perché si avverano.

Ho un po’ di amiche, non moltissime, ma solo quelle che mi piacciono e che mi sono scelta nel corso degli anni, scremando qua e là quando non mi sentivo più a mio agio per cose importanti o quando, per motivi pratici e le varie contingenze della vita, ci si doveva separare e proseguire su strade diverse.  E ultimamente, le amiche proprio come me, si trovano ad affrontare situazioni ben più serie della scelta tra tanti uomini, un paio di chili sulle cosce che non dovrebbero esserci, e le piccole gelosie tra donne.

Arriva un momento che ti tocca di affrontare la vita, e se oggi non capita a te, stai pur tranquilla che capita a qualcuno che conosci bene.

Siamo adulte, ma fino a qualche anno fa, forse per un eccesso di fortuna che non sapevamo di avere o per l’ironico gioco del destino che prima ti apre tante porte e poi a un tratto te le chiude tutte sui denti, pensavamo che a noi non toccasse di guardare dentro certi baratri. E che in questi baratri oscuri, guardando bene con una lente d’ingrandimento perfida e indifferente, riconoscessimo le sagome di chi ci vuole bene, di chi ci appartiene.

Così ti capita che ti alzi una mattina e qualcuno che ami ha dei problemi, oppure non sta bene, si ammala e a volte – non sempre per fortuna – se ne va, e sei costretto a cambiare il modo di porti e a vedere te stesso e il mondo con occhi diversi. Che tutto fugge e scorre via, e che non bisogna perder tempo con le cazzate e i generatori di cazzate, e che forse quell’ex, quello forse lo possiamo archiviare nel fascicolo “cose inutili” e buttare il suo ricordo nel bidone dell’umido, umido come le lacrime che ci ha fatto piangere. Così prendi la macchina e in una bella mattina invernale vai dalla cartomante con la tua amica Ste per vedere se magari c’è qualcosa di buono anche per te, se alla fine una fetta di torta per te c’è rimasta, perché se ti predicono una torta, in certe situazioni finisce che vedi pure le candeline e il tuo nome scritto con la panna.

E magari qualcosa, nell’incomprensibile gioco a scacchi dove tu sei solo una pedina, cambia.

E non è perché quelle assurde carte parlano di un nuovo lavoro, uomini e figli, che è tutto il giorno che stai ridendo a crepapelle, ma perché lo stai facendo con un’amica, davanti ad un cappuccino e un krapfen dopo che la cartomante ti ha congedato con il suo solito, dolcissimo, te lo prometto.

In certi momenti sembra che ce la possiamo fare, noi esseri umani, che in fondo a tutto c’è rimedio. E in questo oceano di illusioni condivise che ci piace tanto credere certezze, ci sembra anche più bella la nostra città, solitamente così avara di carezze e di affetto, che per l’occasione si è vestita di un bel cielo sereno, come serene speriamo di mantenerci pure noi.

E dopo il cappuccino e il krapfen divorato con ingordigia tra una risata e l’altra, ci scappano anche due passi in centro e una sosta in libreria a cercare libri perché la Ste vuole imparare a scrivere non solo per il suo blog, ma magari – un giorno – per un lavoro vero che le assomigli un po’.

Certi momenti con le amiche sono proprio belli e rivelano più di quel che appare.

Come quel pomeriggio che prendiamo il treno insieme e andiamo per negozi a comprare qualcosa di cui non abbiamo bisogno finché non lo vediamo. E anche dopo che lo abbiamo visto non ne abbiamo bisogno ma è tale la voglia di averlo che ce lo inventiamo, il bisogno. E’ questa la differenza tra un uomo e una donna, che noi abbiamo più fantasia e ci inventiamo le cose, soprattutto in un negozio. Così finisce che ci perdiamo in mezzo a oggetti colorati, cullate da un sottofondo di musica jazz che ci sembra di essere finite dritte dentro a un film di Woody Allen con me che mi auguro che uscendo fuori mi si pari davanti il ponte di Brooklyn o il verde di Central Park.

Come quell’ altro giorno ancora, con me che ascolto il mantra ipnotico e forse inutile (ma chi non ci è passata di noi?) di un’altra amica invaghita del solito collega e ultimamente non parla d’altro, o come quella sera a parlare con un’altra amica ancora che ha perso la madre e ha solo bisogno di parlare finché il vuoto reale non sarà colmato dalla pienezza e dall’eternità potente del ricordo. O come quel sabato sera irrequieto che beviamo una birra nel solito posto della solita piazza del solito centro storico e balliamo, casualmente, un po’ di swing in un locale vicino alla solita piazza del solito centro.

O come quei pranzi del sabato dove ordiniamo un fritto misto di risate, lamenti, buoni propositi e sogni ad occhi aperti.

Per fortuna le persone non solo fanno, le persone sono.

E anche se sembra che le amiche “servano” a qualcosa, che abbiano un compito ben preciso, come essere una tua seconda famiglia e che siano il conforto nei momenti peggiori ma anche svago e leggerezza in tutti gli altri attimi, loro non servono a qualcosa. Loro sono qualcosa.  Qualcosa di importante, e questo pezzo è tutto per loro.

Annunci

8 commenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...