Un blog inutile (non so far le marmellate)


Da un anno circa ho iniziato a scrivere questo sgangherato blog dove inizialmente pensavo di buttare giù pezzi di pura fiction ma che, col passare del tempo, è diventato più una sorta di diario dove raccontare le cose che mi succedono o quello che succede ad altri.

Da quando sono sbarcata sul web con le mie povere zollette, ho notato quanti blog esistano e quanti di questi siano blog al femminile. Sarà un segno dei tempi, e del fatto che col cavolo che ci imbavagliate, ma a mio parere per noi donne non è che l’estensione naturale del nostro bisogno e desiderio di comunicare al mondo ciò che siamo, nel bene e nel male. A noi femminucce non piace stare zitte e il web ci dà l’occasione di far sentire la nostra voce in un modo rapido, efficace e con una velocità di diffusione a dir poco, virale.

A volte mi chiedo, ma c’è davvero bisogno che io diffonda “viralmente” le mie avventure sentimentali, lavorative, quotidian-genovesi? E’ proprio necessario che il mondo sappia che a volte faccio delle figuracce in pubblico, che alcuni uomini – per motivi sconosciuti –  mi mollino come se fossi la palla avvelenata di quando eravamo piccoli, che mi faccio i tatuaggi, che impazzisco per mia nipote e faccio ridere le mie amiche con le cazzate che sparo a raffica come un mitra?

Ci sono già tante cose inutili sul web. Non è che pure io sono di troppo?

Esistono migliaia di blog femminili che insegnano tante cose: fare marmellate, fare le omelette senza uova, le torte senza zucchero, le collane col fimo, le borse con uno straccio grande quanto un fazzoletto, costruire una casa al mare coi lego e fare sesso con tuo marito senza smettere di spolverare i mobili del salotto quando non hai tempo (senza che lui se ne accorga).

Io ho un blog inutile, in quel senso.

Eppure mi piace fotografare – ho anche battezzato la mia nuova Canon col nome Violetta, ma all’anagrafe mi hanno detto che con poche gocce di Lexotan mi passa tutto – e amo cucinare. Ultimamente, per completare il mio profilo di femmina multitasking, mi sto dedicando anche alla antica arte del lavoro a maglia, che mi rilassa e mi dà la possibilità di regalare a chi lo desideri deliziose sciarpine con le quali un giorno o l’altro verrò strozzata col fine di farmi tacere.

Però non potrei mai insegnar scienza della sciarpetta o come marinare un baccalà per quattro persone.

Io ho scelto di scrivere, anzi, non l’ho nemmeno scelto, mi sono trovata quel giorno lì seduta davanti al computer ad inventarmi le mie zollette.

Scrivo cose che non servono, non insegno a cucinare, a tenere la casa più pulita e a educare i figli in modo corretto e non mando messaggi di valenza sociale.

Allora, perché scrivo?

Credo che la risposta più vicina alla realtà sia che lo faccio per il gusto di farlo, perché lo so fare abbastanza bene e perché spero di divertirvi almeno un pochino.

Intrattenimento, quindi, a disposizione di chi vorrà dedicarmi un minuto ogni tanto, sulla base del significato più profondo di tutto ciò che viene definito arte, che è soprattutto libertà, prima di tutto quella di scegliere ciò da cui vogliamo essere intrattenuti e di giudicarlo, criticarlo e sceglierlo ancora o mai più.

Settimane fa ho registrato un’intervista per un magazine genovese, Era Superba, postata su questo blog all’interno dell’articolo precedente intitolato “Trecento sigarette”. Chi l’ha vista non può non aver notato quanto io mi stessi divertendo mentre il giornalista mi faceva domande semiserie sul mio essere una blogger un po’ mattacchiona.

E mentre rispondevo alle sue domande, rivolte con un tono assolutamente azzeccato per una persona del mio stampo, mi sono resa conto di quanto sia bello far qualcosa per il semplice piacere di farlo, che già siamo pieni di obblighi e doveri nella vita di tutti i giorni.

E’ impossibile negarlo: in questa società, in questo momento storico assolutamente precario e instabile che spero porti a molti capovolgimenti di fronte sociali, politici e soprattutto culturali, tutto va di corsa e tutto deve essere funzionale a qualcosa per essere ritenuto valido. Nel lavoro ti chiedono prestazioni al top, possibilmente in posizioni definite in lingua inglese che fa più fico: key account, project manager, junior sales assistant, help desk, front and back office, sales advisor, senior  buyer. Se non sei al top – come dice Maurizio Crozza quando imita Briatore, confondendo magistralmente le carte su chi dei due sia il vero pagliaccio – sei fuori. Siamo tutti a rischio eliminazione in questo momento storico, la sindrome del reality non si è propagata viralmente, ahimé, solo sui canali televisivi ma anche nella vita di tutti i giorni dove non dobbiamo sbagliare una mossa né essere umanamente non all’altezza di questa o quella situazione, altrimenti finiamo eliminati. Siamo “out”. Per sempre.

Quindi, mi dico io, forse c’è bisogno di cose apparentemente “inutili” come un blog distensivo, che non insegni niente, che non devi essere una strafiga per scriverlo né una doppia strafiga per leggerlo. Forse c’è bisogno di spazi dove tirare il fiato di tanto in tanto, di fare qualcosa che non serva veramente a nulla.

Detto ciò, rimane il fatto che io le marmellate non le so fare, ma mentre scrivo questo pezzo mi rendo conto che altre sono le cose inutili sul web, quelle che non abbiamo bisogno di sapere e che possiamo vivere senza: le twittate della Canalis (io continuo a chiedermi come fai a essere un follower della Canalis, l’unico essere vivente che parla in sardo arrotando un po’ la “r” e pensando con ciò di parlare in inglese), le foto della Nicole Minetti a Miami a svernare, e le gravidanze “inaspettate” di ex amanti dei calciatori (poi qualcuno mi spiegherà la differenza tra loro e le escort, se esiste. Per la cronaca Raffaella Fico ha guadagnato un milione di euro in un mese per la vendita delle foto della figlia avuta da Balotelli). E sono solo un paio di esempi.

Confrontata con questi simboli dei nostri tempi (è triste, ma lo sono), con questi personaggi offensivi per le persone che ogni giorno lottano per trovare un lavoro, per vivere dignitosamente, per non soccombere alla pericolosa discesa verso il basso della nostra cultura, io dico che ogni blogger, ogni donna, madre, femmina intelligente, che sappia fare qualunque cosa, sia essa una sciarpa con due rami secchi, una collana coi fagioli o una torta millefoglie con le foglie di banano, e che voglia condividerlo col resto di noi, è molto più che utile, perché tiene vivo il potere della parola, della cultura a trecentosessanta gradi e della libertà di espressione che sono la base di ogni civiltà che si rispetti.

E se ci scappa anche qualche bella risata allora non solo chi scrive, cucina, disegna, insegna, è utile, ma è addirittura indispensabile.

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14 commenti

  1. Un post è “inutile” soltanto quando non viene letto da nessuno…e non mi sembra il tuo caso…continua così!

    Grazie per i sorrisi che riesci a disegnare sui nostri volti…ne abbiamo tutti un pò bisogno 😀

    Paolo

  2. questo post mi è piaciuto leggerlo sia come fruitrice, sia come “blogger” (uau). ha dato un senso in più a una cosa che faccio senza conoscere bene le ragioni profonde che mi spingono a persistere (fosse l’ unica!) e come sempre mi ha strappato più di una risata. ti stra supplico di continuare a scrivere.. e io passerò di qui con un drink in mano e un sorriso a portata di labbra!

    • grazie cara, io apprezzo sempre i tuoi pezzi anche se non sempre riesco a commentarli, e qualunque sia il motivo per cui scrivi anche tu devi continuare, in nome del tuo talento e della libertà di essere la meravigliosa persona che sei. un abbraccio e grazie grazie grazie ancora

  3. “Credo che la risposta più vicina alla realtà sia che lo faccio per il gusto di farlo, perché lo so fare abbastanza bene e perché spero di divertirvi almeno un pochino.”
    È la prima volta che capito sul tuo blog e mi sono divertita anche più di un pochino!
    Continuerò a seguirti!
    Ciao,
    M.E.

  4. Io da quando ti ho vista su Blogghiamo ti ho seguita subito, unico faro nella notte piena di ottime cuoche, artigiane, giramondo, mamme sclerate, fighette che condividono i propri “outfit” (odio questo termine).
    Anch’io sono una blogger che non insegna nulla. Scrivo perchè mi piace tirar fuori quello che penso per non intasarmi, dato che sono sola per tutta la settimana (mio marito torna il venerdì sera da Milano). Non commento sempre ma ti leggo molto volentieri.
    In ogni caso condivido che siano più utili le blogger con le mani d’oro (che ogni tanto mi ispirano pure) che tutto il gossip spazzatura che ci propinano i media.

    • Annalisa, che piacere il tuo commento… mi dà un senso fortissimo di condivisione e spiega perfettamente quante piccole grandi cose facciamo quando ci sediamo davanti al computer per scrivere. Il web è intasato di spazzatura, ma noi portiamo aria fresca e pulita, w le blogger. Grazie davvero, un abbraccio.

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