Animal instinct


“Suddenly something has happened to me, as I was having my cup of tea”, cantava Dolores O’Riordan dei Cranberries qualche anno fa.

Qualcosa che ti accade all’improvviso, magari mentre bevi una tazza di tè, che non puoi più stare senza.

Ieri mattina mi sveglio presto per andare dalla parrucchiera, voglia di brio per la mia chioma geneticamente disordinata: faccio colazione, do la pappa alla piccola Lulù (le cose non vanno necessariamente in questo ordine), una doccia e di corsa alla fermata del bus. Nel frattempo mi sono anche vestita, ci tengo a precisarlo.

Mentre aspetto il bus, una macchina accosta e dal finestrino – come fosse un’istantanea appena scattata – mi appare la Ale e mi offre un passaggio. Accetto con piacere, la giornata comincia bene facendo quattro chiacchiere con chi non riesci mai a vedere perché non c’è mai abbastanza tempo per tutto. Mi sembra un ottimo inizio.

Parliamo del più e del meno, e in mezzo a questi simboli aritmetici infiliamo i nostri come va, come stai, ti vedo bene, novità?

E ci troviamo a parlare dei nostri cuccioli, la mia gattina, il suo cane, i cani delle nostre sorelle, i cuccioli degli amici.

E tra un semaforo rosso e un incrocio, mi trovo a pensare agli istinti naturali, quelli di noi donne, e facendo un rapido calcolo, peraltro già fatto altre volte, mi rendo conto che moltissime di noi a un certo punto non possono più stare senza. Non possiamo non prenderci cura di un altro essere vivente, sia un figlio, o un animale. Biologia, pressione sociale, cultura? Dove sta la verità?

Io e le mie amiche senza figli a un certo punto abbiamo accolto la vita in altro modo, dando casa e amore a qualcuno che abbiamo cercato o trovato sulla nostra strada, perché era il momento giusto e sapevamo cosa andava fatto. La cosa giusta.

E ci troviamo mamme di creature che ci danno più di uomini che abbiamo amato, amiche sparite una volta soddisfatta la loro esigenza di evitare la solitudine, famiglie che ci hanno innescato bombe di paura, persone che ci hanno disturbato mentre eravamo in uno stato di quiete.

Penso, mentre siamo bloccate nel traffico, che la natura a volte sia proprio meravigliosa.

Star bene nel far star bene un altro essere e non poterne fare a meno.

Sentirlo come un moto inevitabile, questo impetuoso far sì che una creatura senta nella pancia il significato della parola amore, nel suo senso più vero e sanguigno. Quello degli animali, che sentono con le viscere e con questo moto ti trascinano, consenziente, in quell’universo fatto di istinti primordiali, odori e sensi stimolati.

Ed in quel mondo in cui non esistono freni, pensieri e retropensieri, e dove le sensazioni viaggiano sull’unico binario possibile, quello del sangue, tu ti innalzi.

Che meraviglioso moto ci ha donato la natura, la possibilità di amare senza inibizioni, il non avere altra scelta che darsi senza remore.

Val la pena esserci in questo povero mondo disgraziato, anche solo per questo.

Anzi, mi correggo, soprattutto per questo.

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