Il sole sulle guance


Come si può spiegare quella sensazione lì che si ha nella pancia? Quella voglia di ribaltare il tavolo, di far saltare tutto con un calcio?

Mai come adesso mi capita di vedere me stessa e molte delle persone che amo, desiderare di rovesciare tutto, per vedere cosa c’è sotto il tavolo, appunto, e magari capire se forse la polvere che ci sta sotto, i segni della trascuratezza, le briciole avanzate chissà da chi, chissà quanto tempo fa, non siano meglio dell’apparente ordine che regnava lì sopra.

Mi arrivano sms, messaggi su whatsapp, telefonate, che mi aprono mondi così vicini ma così lontani, ma di quel lontano che parla di desideri, quel lontano dove si vuole arrivare, un giorno. Messaggi ipertecnologici, immediati come un pensiero, dove parliamo di quello che abbiamo lì in fondo, nella pancia, che urla per voler uscire. Non esiste gravidanza che non abbia termine, e prima o poi arriva il momento fatidico in cui partorirai quel figlio che è un tuo desiderio nascosto, una tua malinconia, un tuo preciso volere. Prima o poi arriva, e dobbiamo arrenderci a questo pensiero, che fa paura, ma che è meraviglioso.

Cosa c’è, in fondo, di più meraviglioso del chiudere il cerchio, dell’inserire l’ultimo pezzo nel puzzle della nostra vita? Cosa c’è di più utile ed essenziale del capire chi siamo davvero, fuori dalle maschere, dai ruoli che ci siamo dati, che ci sono stati dati, appioppati con o senza il nostro permesso?

Mi guardo intorno e vedo persone bellissime che scalano montagne di problemi con una forza disperata, sono donne infaticabili che non si piegano di fronte ad un destino che pensa di aver scelto per loro, ma non capisce che esso stesso è risultato di una loro scelta. Forse siamo noi che ci portiamo al limite per costringerci a prendere decisioni difficili e pericolose, forse l’abbiamo tirata noi la corda fino al limite, ma sta di fatto che queste persone bellissime, queste donne,  decideranno i colori della loro vita al di fuori del grigio che viene detto loro di accettare.

Figli che non arrivano, lavori che ci distruggono, che annientano il pensiero, solitudini più o meno accettate, stereotipi che ci pressano, desideri accantonati in un cassetto di cui si è persa la chiave. Tutti pesi che trascinano a terra e allontanano – apparentemente – dalla cima da cui vogliamo solo goderci il sole. Come quando da bambini si facevano le gite coi parenti e gli amici e si andava sui monti, che quando arrivavi in cima ti lasciavi cadere sul prato, con le gambe molli, la schiena madida di sudore sull’erba, a godere del sole che ti baciava le guance. Ve la ricordate quella sensazione? Io me la ricordo.

Non era forse pienezza, quella? Non era forse gioia? Forse era la cosa più vicina alla felicità, perchè era la meta raggiunta dopo uno sforzo, che non chiedeva altro dall’ essere abbracciata.

Ed è li che in molte vogliamo tornare. A farci baciare la faccia dal sole, ma ci vuol coraggio.

Ogni giorno, alcune persone fanno scelte eroiche.

Di quell’eroismo quotidiano, così lontano dai film americani che hanno preteso di insegnarci cosa fosse e di assegnarlo a persone fuori dal comune, di quelle “una su un milione”, e dalle immagini stereotipate del cinema di serie B.

E ogni giorno, queste persone anche se non se ne accorgono, vincono. Perchè non esiste più grande rivoluzione dell’affermare se stessi, nell’urlare al mondo il proprio diritto ad essere qualcosa di non omologato, di speciale non in quanto migliore, ma in quanto unico, in quanto individuo non preconfezionato.

Questo pezzo – in una giornata dedicata alla difesa della donna –  lo regalo a tutte le donne meravigliose con cui ho la fortuna di fare un percorso in questa vita, sorelle e amiche, che non si stancano mai di lottare e – senza rendersene conto – mi spingono a farlo con loro.

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4 commenti

    • Quell’immagine lì, del sole in faccia mentre ti arrendi, ti abbandoni a una sensazione bella, mi è venuta così spontanea che ho voluto condividerla con voi. Grazie cara Fioly, farò il possibile per essere più presente con le mie zollette, ti leggo sempre anche io. un grande abbraccio cara amica

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