La bella disoccupata del borgo (i dodici passi)


Vorrei raccontarvi una favola ambientata nel mondo incantato di Sfruttolandia, provincia di Superbia, dove vive una bella disoccupata.

Lei non vive proprio nel centro Sfruttolandia, lì ci vivono i ricchi e i superbi. Lei vive in un borgo chiuso tra i monti e il mare, dove comunque batte sempre il sole.

Oggi, dopo mesi di attesa, la bella disoccupata del borgo ha incassato gli stipendi che non prendeva da mesi.

Non per intero, per carità. Che fa così cafone, che sta così male pagare una persona con il 100% di ciò che gli compete.

Poi non è fine per niente, poi la persona rischi pure che si abitui ad essere pagata tutti i mesi, e non va mica bene.

Invece nel regno di Sfruttolandia, pagare con qualche mese di ritardo ed essere presi anche un pò per il culo, è un pò come un tubino nero di Chanel. Fa molto chic, e andrà sempre di moda.

Dopo un anno di frequentazioni sbagliate con alcuni esponenti della Sfruttolandia bene, la bella disoccupata da oggi inizia il suo vero percorso di disintossicazione, il suo rehab, un pò come gli alcolisti anonimi che fanno un percorso di dodici passi per arrivare a farsi baciare la fronte dalla famosa luce in fondo al tunnel.

“Ciao, mi chiamo la bella disoccupata e ho lavorato per un pò aggratis.”

E inizia così il suo percorso.

Il primo passo è quello della consapevolezza: “Sei conscia”, le chiedono, “che non avevi, non hai e non avrai mai nulla a che spartire con gente di un livello morale di una tacca sotto a un narcotrafficante colombiano?”. “A un palmo dal culo”, risponde lei, utilizzando una delicata metafora per descrivere la distanza minima che deve esistere tra lei e i superbi. Lei che, diversamente da loro, è cresciuta in una famiglia del borgo, nella Sfruttolandia “male”, va orgogliosa delle sue origini ogni qualvolta si rende conto che non ha debiti e, se mai ne avesse, non li pagherebbe coi dobloni altrui.

Il secondo passo è: riscoprire le proprie qualità. Dopo un anno di paralisi mentale, può capitare che la bella disoccupata si senta un tantino anestetizzata sul fronte delle risorse personali: ha scritto poco sul suo diario per mancanza di neuroni e di tempo, non è riuscita a cominciare il romanzo che ha in testa da mesi e che parla – guarda caso – di un principe azzurro, e ha prodotto poco di interessante e molto di noioso.

Il terzo passo é: dedicare tempo alle persone della sua vita. “Quando lavori dall’altra parte del regno ed esci di casa al mattino presto per rientrare all’ora di cena, il tempo non esiste”, afferma rassegnata la bella disoccupata. “Viene risucchiato in un vortice che attira a sé con forza centripeta solo doveri ed obblighi e persone che nella tua vita al massimo saranno solo comparse, ma d’altra parte spinge all’esterno con forza centrifuga i veri protagonisti e le cose che ami fare.” Questo non va bene anche se fai un lavoro soddisfacente e che ti valorizza. “Figuriamoci per un lavoro di plastica”, pensa la bella disoccupata.

Il quarto passo che le viene insegnato è: “Non perdere mai di vista il valore della tua salute, cara, bella disoccupata.” Mal di stomaco, crampi, emicrania, tachicardia. Lei pensa che al massimo li dovrebbe avvertire per un bambino che le cresce nella pancia, non per degli adulti eterni bambini che giocano coi suoi dobloni.

Il quinto passo è: tenere strette le persone incantevoli che hanno condiviso con lei questa avventura. In ogni esperienza inutile, scavando a fondo, si trova spesso un pizzico di positività e di apertura. Così lei salva le risate a denti stretti in ufficio e quelle a bocca aperta in pausa pranzo o all’aperitivo; se ci pensa bene non è passato giorno che lei non ridesse di qualcosa o di qualcuno; poi salva la sensazione di speranza che quelli del borgo le hanno regalato, dando senso alla sua presenza in un ambiente tossico, pieno di energia negativa e di puzze sotto al naso. Salva infine la sua forza, il suo orgoglio e la pulizia morale, la correttezza sempre e comunque legata a doppio filo con una buona dose di umiltà.

Il sesto passo é: di bagni di umiltà non ne ha bisogno, lei.

Il settimo passo é: “Non credere a niente di quello che ti viene detto con tono compassionevole, cara, umile, bella disoccupata nel borgo. Nel lavoro, come in altri settori della vita, alcune persone usano quel tono solo per farti abbassare la guardia e tirarti giù con un bel gancio.” Vale per lei, neanche a dirlo, la regola del primo passo: “Devi stare a un palmo dal mio culo.”

L’ottavo passo è: fare progetti di qualunque tipo. Riprendere il romanzo che è nel cassetto, girare il globo a cavallo con la macchina fotografica appesa al collo, oziare in modo strategico e sistematico, inventarsi un nuovo lavoro, e pensare alla cosa più assurda in cui possa essere trasformata la sua vita, perchè niente sarà tanto assurdo come quello che faceva prima.

Il nono passo è: studiare il latino. Così la bella disoccupata imparerà che forse pecunia non olet, ma certa gente con tanta pecunia, eccome se olet. E l’odore è sempre quello, ça va sans dire.

Il decimo passo è: “Non perdere la stima che hai di te stessa, bella disoccupata. Perdi invece quella poca che hai nella gente del nono passo.”

L’undicesimo passo è: non avere più contatti con la gente del nono passo, pena il contagio.

Il dodicesimo e ultimo passo è anche il più importante: “Qualunque cosa accada, non smettere mai di ridere di loro.”

E visse per sempre felice e contenta.

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13 commenti

  1. Da Stefy a Stefy, ti faccio l’occhiolino, auguri e ancora auguri, e ti dico che, con il tuo temperamento e la capacità di ridere delle miserie della vita, non resterai mai con le chiappe a terra (e perdona il francesismo).

  2. Sono certo che la bella (e molto!) disoccupata raggiungerà presto quella luce che si intravede alla fine del tunnel…le consiglierei solamente di indossare i suoi grandi occhiali da sole…troppo volte si rischia di prendere soltanto grossi “abbagli”!!!

    • Grazie cara Fioly per avermi dedicato il tuo tempo… Credo che oramai, con le montagne russe mentali cui si è sottoposti, una bella disoccupata debba essere sempre e comunque pronta a girare l’angolo… un abbraccio cara Fioly, e… al rogo i furbetti 😉

  3. In quel borgo chiuso tra monti e mare c’è una perla che con il suo splendore può accecare tutti quelli di Sfruttolandia! 😉
    Chi oserà calpestare questa bella perla non potrà che scivolare e fare una brutta fine per terra. 😉
    Sempre un piacere leggerti!

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