Essere autunno


Essere autunno, scrollarsi di dosso le foglie secche, ritrovarsi spogli davanti al freddo che promette di arrivare, e nudi sotto la pioggia che non mancherà di lavare via tutto ciò che resta di un’estate oramai lontana.

Cambiare.

Cambiano i colori, gli odori, cambia anche la voce della gente per strada, dei clacson delle auto, e forse c’è un po’ di tristezza nell’abbandonare quell’esuberanza che l’estate porta con sé, con quella sua implicita, ma fraintesa promessa di non finire mai, che poi anche lei come tutte le cose della vita – belle o brutte che siano – lascia il posto ad altro.

Cambiare i colori, i profumi, gli abiti, passando dai toni accesi che tanto ravvivano la nostra pelle abbronzata, a quelli più placidi, più timidi di un maglione caldo, di un té fumante alle cinque del pomeriggio e di un panorama sfumato dal rosso al marrone, fino al giallo delle foglie secche.

Cambiare noi stessi, quello che non va, quello che non funziona se si pensa che l’obiettivo delle nostre stagioni è poi quello di stare bene. Ma le stagioni non cambiano da sole, il sole non tramonta qualche ora prima per incanto, le temperature non scendono come per magia, c’è tutta un’energia dietro questi piccoli grandi miracoli, quella stessa energia che va raccolta per cambiare anche quello che c’è dentro ai nostri cuori che amano, alle nostre mani che fanno, ai piedi che vogliono andare altrove.  Ma prima dell’energia, la volontà, il voler essere autunno dopo l’estate e non aver paura di quel buio che sorprende, mentre siamo intenti a fare altro.

Volersi bene.

Volersi ancora più bene. Più facile a dirsi che a farsi, come se fosse qualcosa da fare “in più”, una riga aggiunta in fondo alla lista delle cose da fare per gli altri, scritta un po’ di corsa con una calligrafia tra l’incerto e l’indeciso, come se volersi bene non fosse mai una priorità. E spesso, sopra quella riga tracciamo un segnaccio con la penna rossa, come a dire “non si può fare, non c’è tempo anche per questo”.

Volersi bene è scegliersi sempre, consapevoli che il nostro benessere non potrà che rimbalzare magicamente addosso a chi scegliamo di avere accanto, imparando a non considerare questa scelta come un atto di egoismo, ma un atto di fede nei confronti dell’unica persona che di sicuro non ci abbandonerà mai. Scegliere a chi mostrarsi nudi come un albero in autunno, senza il timore di venire giudicati, e allontanare chi intossica le nostre radici fingendo di nutrirle assecondandone le curve e le torsioni, per poi contagiarci con la sua profonda aridità.

Quindi essere autunno, colorare il cielo con la nostra luce, offrire il viso a un sole pallido, affondare i piedi nelle foglie secche nostre, altrui, raccoglierle e conservarle come fossero gioielli, spogliarci dei colori oramai superati, affrontare il freddo, magari il gelo, ma essere fiduciosi sempre che in primavera sbocceremo ancora.

Essere autunno, allora.

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