Avanti con grazia


Da qualche tempo seguo su vari social il blog “Advanced Style”, creato dal fotografo e scrittore Ari Seth Cohen, una raccolta di ritratti e storie di over 60 americani che col loro stile (di vita, non solo di abbigliamento) attirano quotidianamente la sua attenzione e la sua fotocamera. Se andate sul sito (http://www.advanced.style) vedrete una carrellata di immagini che ritraggono belle signore e, anche se in numero inferiore, signori, sui 60-70-80-90 che se la godono tra le strade di NY, e se sapete l’inglese leggerete storie interessanti e qualche chicca da tenere a mente nelle giornate no. C’è un po’ di tutto: la signora benestante in abiti stilosi e trucco (e ritocco chirurgico) perfetto, così come donne più umili almeno nell’aspetto ma pur sempre con occhi brillanti che raccontano una storia; la donna eccentrica del West Village in posa su una panchina come una diva, l’insegnante di yoga di 98 anni che sprizza vitalità da tutti i pori (se non ci credete, andate su http://www.thetaoexperience.com) e quella piccola nonnina seduta sul seggiolino del carrello che la aiuta a camminare.

Secondo una sua affermazione, la ricerca dell’autore è rivolta alle persone creative, che vivono la vita con grazia anche in una stagione che spesso, erroneamente, viene giudicata di declino totale e non degna pertanto di essere rappresentata e, tantomeno, fotografata e pubblicata sul web. Quasi ci si dovesse vergognare di invecchiare. Quindi ben vengano le interminabili soste davanti all’armadio per scegliere l’abito che quel giorno ci assomiglia, anche se gli sguardi che attiriamo sono più spesso di sorpresa che di ammirazione.

Quello che trovo molto poetico in questo progetto, al di là degli abiti e degli accostamenti di stile che sono comunque notevoli, è la scelta dei soggetti, una scelta molto al di fuori degli schemi attuali che prevedono bellezza iperbolica e photoshoppata per rasentare e, se possibile, toccare, una perfezione che in natura non esiste. Qui si parla certamente di stile adeguato all’età, raffinatezza e anche un po’ di glamour, ma qui ci sono le rughe, tante, e i ritocchi evidenti del chirurgo, e ci sono le mani raggrinzite, insomma qui ci sono tutte le affermazioni possibili riguardo un corpo che certamente sta dirigendosi verso “quella” direzione, ma dentro quei corpi c’è la vita, intesa come fucina di idee, progetti, e possibilità.

E’ da giovani che dovremmo imparare che tutte le stagioni della vita sono suscettibili di cambiamento, e punto di partenza per piccoli, grandi progetti. E’ evidente che l’età che avanza mina il fisico e lo priva di forza e reattività, che la salute è la vera grande incognita e la più grande delle fortune, e che la mente tende a eliminare ciò che è superfluo e a concentrarsi sul quotidiano, ma forse è anche questa un po’ la forza di questa fase della vita, il fatto di cogliere veramente l’attimo, abbandonare ciò che non serve e concentrarsi sul famoso qui e ora.

Per noi donne, poi, il discorso è ancora diverso. A noi non si perdona nulla, o quasi.

L’invecchiamento è inteso da sempre nella società occidentale come una malattia, ma non una malattia che capita, una di quelle per cui il mondo ti si stringe intorno, bensì una che si è scelta, una colpa somatizzata a suon di rughe, una che si potrebbe evitare con abili trucchi e parrucchi anche e soprattutto per non offendere lo sguardo altrui orientato verso parametri di bellezza sempre più irraggiungibili. Io, che come molte donne spendo la mia bella sostanziosa cifra per prodotti di bellezza (e tutto ciò che può aiutarmi a nascondere il terribile crimine che sto compiendo contro l’umanità che mi osserva), se mi fermo a chiedermi “quanto di questo lo faccio per me stessa, e quanto per il mondo che mi guarda?”, non so darmi una risposta precisa, né fare le debite proporzioni tra una quota e l’altra. Malgrado io mi ritenga fortunata a non essere una persona ossessionata da alcuni modelli impossibili, e ad aver sempre amato il make up da quando ero ragazzina solo per il gusto di farlo, la subdola sensazione che ci sia costantemente da affrontare un giudizio che non sia solo il mio, ce l’ho ben presente, e con essa anche l’idea di essere sbagliata rispetto a quando ero più giovane, ergo giusta e adatta al mondo.

In questo senso questi esempi di Advanced Style sono utili spunti di riflessione, mi ricordano che a parte i limiti che ci poniamo noi o che, purtroppo, ci pone la salute quando la natura inizia ad incepparsi, tutto il resto è possibile, e che davvero finché c’è vita c’è speranza, di cambiare soprattutto.

E qui subentra il discorso dell’atteggiamento, dell’attitude, e del gene del cambiamento che forse non tutti abbiamo, ma che forse potrebbe essere curato e coltivato affinché fiorisca. Personalmente, una volta non ci credevo, ma la mia piccola esperienza e l’osservazione di me stessa e di chi ho intorno, soprattutto delle nostre dinamiche, mi hanno convinta che i risultati ottenuti di volta in volta, siano collegati a doppio filo al modo in cui abbiamo affrontato la vita in generale, a prescindere da cosa vogliamo ottenere, e quali siano le nostre ambizioni. Forse avere un’attitudine produttiva è comunque l’unica scelta utile per davvero, perché è quella che ci responsabilizza di più e ci fa crescere, perché ci allontana dalla tendenza superstiziosa di delegare troppo all’elemento fortuna (che, per carità, serve eccome!) e ci permette di firmare col nostro nome quel foglio bianco chiamato destino. Non che non se ne possano fare di altre, anzi, come esseri umani emotivi e irrazionali, optiamo spesso per atteggiamenti di pancia, che non essendo orientati ad un obiettivo, spesso ci fanno regredire o ci rendono statici, ne so qualcosa, ma l’idea che ci sia qualcosa di sbagliato in questo, mi sembra evidente. Creatività, quindi, che non ha a che fare con le pluri strombazzate leggi dell’attrazione, con le filosofie dozzinali secondo cui se pensiamo rosa, il mondo magicamente si trasformerà in un confetto, o con i mantra da social network, ma ha molto a che vedere con il mettere in moto quelle risorse nascoste che ci spingono a dare il meglio, anziché le nostre carenze di pensiero e di autostima capaci di affondarci in un paio di mosse.

Quindi alleniamoci fin d’ora ad avere un atteggiamento attivo anche quando un nostro tremolante piede sarà nella famosa fossa, perché è questo che ci obbliga a produrre e a inventare, progettare.

Rimaniamo belli, creativi e, finalmente, spregiudicati, come quella deliziosa signora di 98 anni che insegna yoga nel parco in maglietta attillata e se ne frega allegramente di cosa il mondo pensa di lei.

Mio padre ha corso in bicicletta fino a 83 anni e mia madre, malgrado la malattia, ha creato meraviglie con il suo uncinetto, fino alla fine. Questo articolo è dedicato a loro. 

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